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Fantasma - Eye Of The Sun Ep

Che dalle parti di Soweto e dintorni stesse bollendo qualcosa di succulento lo si era intuito già in estate, quando al Durban Internation Film Festival fu presentato Future Sound Of Mzansi, documentario sull'elettronica made in Sudafrica diretto da Lebo Rasethaba e Nthato Mokgata. Ora quest'ultimo, meglio conosciuto col moniker Spoek Mathambo, ha deciso di spogliarsi delle immagini e mostrarsi al mondo come meglio gli riesce. E così, sfornata una serie di mix legati alla promozione del suddetto film, ecco un altro regalo: Eye Of The Sun, primo ep dei Fantasma, combo in cui il rapper è accompagnato da 4 sponsor d'eccezione (DJ Spoko, André Heldenhuys, Michael Buchanan e Bhekisenzo Cele). Di cosa si tratta? Dell'ennesimo tentativo, riuscito, di coniugare hip hop, psych, folklore (la musica maskandi degli Zulu) e innovazione (shangaan electro). Non credo serva altro. Ergo, ''let them talk''.

Warias - Wools Ep

Da qualsiasi prospettiva la si guardi (e la si ascolti), l'opera numero uno di Matteo Salviato, già bassista dei The Soft Moon, e Giulio Marzaro ha nella doppia vi la sua costante. Non per nulla il duo ha deciso di chiamarsi Warias e di intitolare questa piccola autoproduzione Wools. Ma non finisce qui.
Le quattro canzoni che lo compongono non solo sono state incise a Venezia, che di v ne ha una sola ma è a ovest (indicato sulla rosa dei venti con una W) dello Stivale, ma hanno linee del pentagramma che si estendono un po' a sud del mondo, e in questo caso w sta per world music, e un altro po' a nord in direzione Inghilterra, culla della new wave. Ricapitolando, chitarre ruvide, percussioni incalzanti e gelida elettronica (Dune) che danzano su polverosi tappeti intrecciati nella Western Asia (Bali). Altro ancora? Ah, W i Warias.

Naps - Hydrate

Se si potesse improntare uno studio biochimico di Hydrate sarebbe quasi scontato affermare che, al pari dell'uomo, la componente fondamentale di questo lp è l'acqua. Un 65% di droni che fluiscono lentamente, disciogliendo la maggior parte del soluto, individuabile in un composto a base di strumentali hip-hop ed elettronica a bassa fedeltà, fino a dare vita ad una soluzione sonora capace di pensare fuori dagli schemi e ''asciugarsi'' in continuazione.
Per dare sostanza a questa idea, basta pensare a Naps, producer australiano e scoperta  della This Thing, che usa la sua musica a mo' di spugna: la imbeve in una pozza di idee e sampler (e la parte iniziale di Coaster / Mind 2 Mind raffigura bene l'azione) e poi idratare un genere spesso e volentieri asciutto.
Generoso, rilassante, al limite dell'ipnotico.

Morgan Delt - Morgan Delt

Pur non trattandosi di un debutto nudo e crudo (la metà delle tracce del disco era presente già in Psychic Death Hole, ep del 2012, uscito su cassetta e in gran parte ignorato) e di un sound in linea con i tempi (siamo dalle parti della psichedelia anni '60), l'omonimo lp di Morgan Delt, grafico statunitense con la passione per i suoni acidi e la bassa fedeltà, ti arriva in faccia con una ventata di freschezza proprio perché riesce a farti sentire nelle pieghe del corpo quanto sia leggero il peso del tempo che passa. Direbbe Anna Magnani -: Le rughe non coprirle che ci ho messo una vita a farmele venire. Undici piccoli mulinelli che alzano un polverone di riverberi garage, echi power-pop e folli melodie folk, il cui ritmo e direzione è dettato esclusivamente dalla visione spiazzante di questo biondo losangelino. Fra la paura di perdersi e la certezza che quei segni sbiaditi a terra siano la via di casa.

Dustin Wong - Mediation of Ecstatic Energy

Dustin Wong, pur non avendo origini siciliane e non cantando fiero come il caro vecchio Cotugno (i rari vocalizzi di Mediation of Estatic Energy, elemento finale di una trilogia inaugurata nel 2010, affogano presto sotto un'ondata di riverberi), ha nella chitarra una fidata e inseparabile compagna. Che fosse un virtuoso dello strumento lo si era capito già ai tempi dei Ponytail ma è solo da solista, e soprattutto con quest'ultimo lavoro, che il trentenne hawaiano ha potuto scrivere senza essere prigioniero di strutture rigide e lineari, addizionando ritmi, riff e loops a colpi di pedale. La sua è una penna intinta nella kosmische musik, dall'inchiostro denso, il cui tratto però resta comunque lieve, a fil di foglio, pronto a lasciare lo spazio per un'ulteriore sottolineatura, un'improvvisa deviazione di linea (in genere verso il pop e il prog-rock). Non sarà italiano ma lasciatelo suonare perché ne vale la pena.

Follakzoid - II

Sempre grandi sorprese in casa Sacred Bones. Dopo gli esordi discografici della newyorkese Pharmakon e dei danesi Vår, il 2013 dell'etichetta statunitense sarà ricordato per la produzione di II, primo lavoro sulla lunga distanza insieme ai Föllakzoid dopo l'omonimo ep di due anni or sono. Juan Pablo (basso e voce), Domingo (chitarra), Alfredo (synth) e Diego (batteria) sono originari da Santiago del Cile ma suonano come una krautrock band tedesca degli anni '70: ritmi motorik, voci riverberate ed effetto delay che assottiglia la lastra di ghiaccio formata dai droni quel tanto che basta per osservare i cerchi concentrici creati dal basso e l'ondeggiare del synth.
Rese note le coordinate, non resta altro che programmare navigatore e cd player e farsi questo bel ''viaggio'' evocativo.

El Mahdy Jr. - The Spirit Of Fucked Up Placed

Pensato e scritto in un letto d'ospedale, The Spirit Of Fucked Up Placed non ha il candore dei camici degli infermieri, ancor meno l'odore penetrante di fenolo delle sale operatorie. I toni sembrano più frutto di un viraggio al selenio, bruni, con un alto grado di tossicità e l'ambientazione supposta non prevede pareti o muri di delimitazione. Quelli che vengono in mente sono gli altopiani del Nordafrica, la penisola dell'Anatolia o i villaggi siti sul fiume Volta, tutti luoghi che caratterizzano la biografia di El Mahdy Jr., traduttore per professione e producer per necessità (di espressione e di riaversi, affetto, com'è stato, da malaria). Un microcosmo fatto di beat derivati dall'hip hop e influenzati dalla musica tradizionale delle succitate regioni (raï algerino, türkü, l'arte del griot) e dal dub. Per farla breve un toccasana ''malato''.

The Revival Hour - Scorpio Little Devil

Mutuare il moniker da un radio show evangelico per DM Stith e John-Mark Lapham, omosessuali dichiarati costretti a crescere in famiglie improntate all'eccesivo moralismo, è stato quanto mai catartico. E Scorpio Little Devil, opera prima dei The Revival Hour, sa di liberazione come pochi altri dischi al mondo. Potere di due menti che rompono schemi e sovrastrutture e si lasciano cadere all'indietro, sicuri che qualcuno le sorreggerà. L'apertura pomposa degli arti (da un lato le radici religiose di soul e gospel, dall'altro l'elettronica) e la presa del cantato in falsetto evitano che i dieci abbandoni siano rovinosi e che la fiducia sia intaccata dalla parabola del corpo verso il pavimento continuamente soggetta a deviazioni psych, pop 60's, doo-wop, folk, dark e avant rock. Detto ciò, come non dargli fiducia a nostra volta?

People Of The North - Sub Contra

Sub Contra è il terzo rebbio dell'arma sonora dei People Of The North, side-project di Kid Millions e Bobby Matador ovvero batteria e voce dei newyorkesi Oneida: il più affilato, quello che rimesta enosigeo le acque dal basso e le fa schiumare avidamente prima di scagliarle con la furia di un Nettuno contro un gruppo di onde (Drama Class) o per cullarle, ancora biancastre, verso il punto il cui mare bacia l'orizzonte (Coal Baron).
Un'arma costruita combinando ferro e carbonio tetravalente e per questo capace di accettare tutti e quattro elettroni basilari (noise, drone music, psichedelia, experimental) e rendere il lavoro un unico blocco di ghisa scura da piazzare al centro del petto come una stufa che sbuffa vapore e produce cenere.
Drama Class by People of the North

Orval Carlos Sibelius - Super Forma

Al di là del lungo silenzio discografico (sei anni dall'album eponimo), Orval Carlos Sibelius, al secolo Axel Monneau, sembra riemergere da un passato ben più lontano, in uno spazio temporale collocabile fra la seconda metà degli anni sessanta e l'inizio della decade successiva. Musicalmente parlando Super Forma è un ponte che lega i Beatles rigenerati dall'incontro con Maharishi Mahesh Yogi, Dick Dale e la scena di Canterbury, una bollente caldaia di un alambicco piena di psych-pop da distillare e collegata ad un'ampolla in cui galleggiano densi e freddi liquidi world ed experimental. Questione di chimica, di mescolanza di luci e colori, di pastosità delle tinte, di accostamento di contrasti, di cristalli soffiati in continua lavorazione che rendono questo lavoro un prezioso souvenir a ricordo dei luoghi visitati e check-in per quelli ancora da raggiungere.
Super Forma (album sampler) by Orval Carlos Sibelius

Hookworms - Pearl Mystic

Nonostante si celino dietro un velo di mistero (dei componenti della band si conoscono solo le iniziali) e feedback, gli Hookworms mettono in piazza il loro amore per il rock psichedelico attraverso le melodie incalzanti, sporche (il fuoco noise che infiamma Preservation) e i rapimenti (Walk We Talk About, gli interludi dronici di I, II e III) del disco d'esordio dopo una manciata di singoli ed ep. E lo fanno con genuinità, lasciando all'istinto il compito di erigere le barricate lungo gli argini, anche a costo di dare ai sentimenti e ai suoni un flusso senza variazioni e filtri particolari. Pare quasi che il quintetto di Leeds se ne stia seduto sulla sponda e che aspetti implacabile il passaggio della prossima vittima. Perché saranno pure torbide le acque di Pearl Mystic ma sanno come invogliare al tuffo l'ascoltatore.
In Our Time by Hookworms

QBLA - Where The Girls Are Green And The Grass Is Pretty

Con un album title che parafrasa un verso di "Paradise City" dei Guns N' Roses ci si aspetterebbe un concentrato di hard rock ed invece, svelato l'arcano del moniker scelto del californiano Will Rosario (QBLA sta per Queensbridge and Los Angeles, territori che fecero da palcoscenico ad una fetta consistente della golden age del rap), tutto prende una piega diversa. Difatti Where The Girls Are Green And The Grass Is Pretty poggia le sue fondamenta sui beat claudicanti, i motivi ipnotici e i tempi rallentati-stoppati tipici del chopped & screwed. Dentro ce n'è di ogni: tv commercials campionati, psych rock (il riff di chitarra di Merman è firmato Jimi Hendrix), urban jazz, idm, ragga (The Man With The Asteroid Belt) e via discorrendo. Basta lasciarsi trascinare come un ferry-boat dalla corrente del fiume Hudson.
Wizard Module by QBLA

Rancho Shampoo - El Vuelo Del Golondrino

Nell'interesse della trasmissione di un determinato patrimonio culturale, El Vuelo Del Golondrino raccoglie miti, tradizioni e rituali delle popolazioni amerinde a cavallo fra la California, l'Arizona e il Messico e li codifica in un nuovo e stravagante linguaggio fatto di psych, desert rock e tribalismi vari. Spirito guida, il nahual di questo passaggio di consegne è Rancho Shampoo, nato Guillermo Estrada, organizzatore del rituale presieduto da La Indian Golden Orchestra (al suo interno membri dei Vampire Slayer, Maniquí Lazer e Fax) e fondato su una circolarità di fondo, sacrale e sonora, che racchiude il culto di Madre Natura (il disco si apre col verso di un'aquila, animale profetico per gli Aztechi) e atmosfere sciamaniche (percussioni e influenze dub non si fanno mancare). Tutto, cosa da non sottovalutare, scaricabile in versione "name your price".
Ancestro Rayovac by Rancho Shampoo

Lilacs & Champagne - Danish & Blue

Danish & Blue, opera numero due degli americani Lilacs & Champagne, è il simbolo della nuova frontiera dello sweding: "maroccare" le colonne sonore di alcuni porno scandinavi e dei b-movies di fine anni sessanta, ricreando un'atmosfera cinematografica raffinata e straniante a base di ritmi hip-hop, torbido funky, psichedelia e liaisons lounge (in special modo con il suono della chitarra quando si spoglia del suo abito prog come in Refractory Period). Il taglia e cuci artigianale di samples, visioni e sentimenti permette a Emil Amos (attuale batterista degli Om) e ad Alex Hall, entrambi membri dei Grails, di confezionare un romanzo proibito, da leggere sotto le coperte fino a notte fonda, a lume di torcia. Una mano girerà le pagine, l'altra accarezzerà la nuda pelle. Occhi chiusi e orecchie in estasi.


Per un assaggio, in attesa che la Mexican Summer inserisca qualche traccia sul proprio soundcloud: Sour/Sweet, Le Grand e Refractory Period.

Junip - Junip

Come il piccolo Fievel protagonista di un noto film d'animazione di Don Bluth, José González ritrova la sua famiglia, i Junip, dopo essere sbarcato in solitaria sulle sponde del fiume Hudson. Un ricongiungimento patetico (il secondo, a tre anni di distanza da Fields) che intreccia arti superiori, sguardi e strumenti, immortalato in maniera del tutto genuina nell'album omonimo (completano il trio svedese Elias Araya alla batteria e Tobias Winterkorn alle tastiere e synth). Scatti attraverso i quali vengono messi in risalto dettagli altrimenti marginali: la rotondità degli abbracci espressa dalle chitarre, lo sfregamento degli abiti (una produzione piuttosto lo-fi), gli occhi madidi di lacrime divise fra gioia e amarezza (la voce evocatica di José, un suono che mixa psych, folk, pop, prog e sapori sudamericani). Altro che Instagram.
Line Of Fire by Junip

Family Atlantica - Family Atlantica

Sostenendo la teoria sulla deriva dei continenti di Wegener, l'omonimo lp dei Family Atlantica, combo multiculturale (Jack Yglesias, londinese e componente dei The Heliocentrics, Luzmira Zerpa from Venezuela e il percussionista africano Kwame Crentsil) e in possesso di uno speciale passaporto Nansen per la musica, ricombacia le coste del continente nero con quelle del Sudamerica. Una Gondwana delle sette note universalmente accettata e ricostruita attraverso venti movimenti tettonici di diversa intensità che rimescolano le tradizioni folkloristiche delle due terre in questione, impastando con cura generi (rumba, calypso, blues, psichedelia, highlife) e strumenti (cuatro, maracas, pandeiro, percussioni Ewe, djembe, shekere, sintir). Mai, da 150 milioni d'anni a questa parte, il più giovane degli oceani è sembrato così limitato.
Manicero by Family Atlantica

William Tyler - Impossible Truth

Seduto su un autobus della linea Greyhound, dentro le case di una subdivision o attraverso la sei corde di William Tyler l'America appare la stessa: assolata, polverosa, emotivamente fragile.
Una terra irreale, che non resta impressa sulla pellicola di una polaroid, che ti soffia le parole di bocca come un petalo da un fiore tenero. O come il chitarrista dei Lambchop fa in Impossible Truth. Potere di un fingerpicking che funge da vasca di deprivazione sensoriale, da chaise-lounge sulla quale visualizzare spazi e tempi altrimenti inacessibili, e di 8 strumentali a base di psych-folk e country blues che scavano nel cuore del Tennessee (di cui Tyler è nativo), negli strati della coscienza, per covare arrangiamenti virtuosi o ricollocare vecchie tradizioni musicali senza dovere per forza seppellire la figura classica del cantautore anni '70 a stelle e strisce.
Cadillac Desert by William Tyler

King Tears Bat Trip - King Tears Bat Trip

In un'altra vita Luke Bergman, musicista di Seattle e motore dei sette King Tears Bat Trip, deve essere stato un mastro pasticcere. Come si potrebbero altrimenti spiegare Stolen Police Car e Elevenogram, le due lunghe tracce (18' cad.) che formano questo fulminante esordio? Un disco che assomiglia tanto ad una millefoglie, in cui una densa ganache free-jazz s'alterna ad uno strato ritmico (quattro batterie e percussioni) a base tribal, amalgamato con un movimento circolare, perpetuo, quasi ossessivo.
Ma l'equilibrio di sapori viene raggiunto con un frosting di chitarre noise e chango (un synth ideato da Brandon Lucia, uno dei componenti del gruppo), granella di ottoni ed il sax di Bergman che affonda la sua lama nella torta senza sbriciolarla. Una vera delizia.

Elevenogram by King Tears Bat Trip

King Gizzard & the Lizard Wizard - 12 Bar Bruise

Quando una lama affilata punta al cuore ma senza lo scopo precipuo di penetrarlo vengono fuori cose come 12 Bar Bruise, debut-album degli australiani King Gizzard & The Lizard Wizard. Basta sostituire l'oggetto tagliente con un trittico di chitarre temperate con una massiccia dose di garage rock e strusciarlo su un burroso muscolo cardiaco che pompa melodie surf pop, lo-fi e cori isterici e psych per provare la stessa piacevole follia. Un gesto rapido il cui effetto permane a lungo, segno di quanto i 7 di Melbourne siano capaci con un'armonica, un theremin e poco altro: taglienti, diretti e argentei quanto una lama che non si tinge di sangue nemmeno se va dritta al punto e si ritrae.
Muckraker by King Gizzard & The Lizard Wizard

Starring - ABCDEFG-HIJKLMNOP-QRSTUV-WXYZ

Una premessa doverosa: ABCDEFG-HIJKLMNOP-QRSTUV-WXYZ,  opera seconda degli Starring, non ha la stessa eloquenza racchiusa nel suo titolo. Più che un abbecedario sembra di portare sottobraccio un faldone contenente una serie di carte di orientamento errate, coi simboli sbiaditi e i caratteri sovrapposti. Questo perché nel mondo del quintetto di Brooklyn ci si arriva soltanto imboccando la via del bosco. Anzi, il il loro luogo preferito è il bosco stesso: un proliferare di funghi allucinogeni (la nervosa e psichedelica Best), olezzi (brani che puzzano indistintamente di prog, kraut, post-punk, drone e noise), una trama di strettissimi arbusti spezzata dal bagliore della voce di Clara Hunter. Si ha così tanta voglia di scappare e di restare (i cambi di ritmo sono quasi una prerogativa) che si finisce col perdersi. Con gioia.
The Best by Starring