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The Acid - Liminal

L'unione fa la forza. Avranno pensato a questo vecchio adagio Ry X, Adam Freeland e Steve Nalepa, stimati producer (e non solo) anglosassoni, nel momento in cui hanno pensato di fondare i The Acid.
Un concetto, quello della fusione, che si estende fino a Liminal, opera prima del trio e portagioie in cui sono stati riposti alcune fra le trovate elettroniche meglio riuscite dell'ultimo lustro: un falsetto che si adagia fra luccichii r'n'b e sinistri manufatti post-dubstep, incalzando il movimento delle chitarre, a loro volta indecise se infilare le proprie corde dentro perle drone e imitazioni folk (Basic Instinct) o attorcigliarle intorno a tremanti polsi pop e pugni ''berlinesi''. Un lavoro di assoluto valore, paragonabile ad un prezioso ornamento da indossare in una serata speciale. Elegante nella materia, fragile nei materiali.

Illum Sphere - Ghosts Of Then And Now

Il trucco sta nel palesarsi progressivamente. Niente entrate trionfali, scelte superbe, gesti sconsiderati. E Illum Sphere, alias, e il caso dirlo, maschera del producer inglese Ryan Hunn, in questo ha tutto per essere un'illusionista abile ma non geloso dei propri artifici. Ciò di cui è capace lo mostra, con un accurato uso del bilancino, nel suo primo lp Ghosts Of Then And Now: numeri di escapologia con i quali liberarsi di generi e tensioni (si passa con naturalezza dal nu-jazz alla footwork, dalla tech-house ad un sound post-Dilla, dai 90 ai 170 bpm), brillante tecnica manipolatoria del background (in maniera particolare il soul, la disco, l'r'n'b e il rock psichedelico), ipnotismo ritmico, uso accorto del fumo di scena e degli/delle ''assistenti di palco'' (Shadowbox, Shigeto, Mai Nastor). Uno spettacolo così ricco che si fa prima ad ascoltarlo.

Yakamoto Kotzuga - Lost Keys & Stolen Kisses

Inizia con il suono di una fonte d'acqua libera Lost Keys & Stolen Kisses, secondo ep di Yakamoto Kotzuga che sa di spazi asciutti e domestici, e trasalisci. Poi scopri che dietro quella sorta di moniker-anagramma opera il giovanissimo producer veneziano Giacomo Mazzucato e capisci che tutto torna, o perlomeno esiste un punto di riferimento, una luce che ti permetta di orientarti in un disco agrodolce ma raffinato e mai piegato all'oscurità, al manierismo o al calcolo. Quattro tracce che per l'appunto scorrono senza argini, quasi in assenza vento, adagiandosi in un letto di post-dubstep rimboccato dalle chitarre e da un equilibrato utilizzo dei campioni vocali, in cui i due sessi si cercano ardentemente per poi limitarsi al semplice sfioramento. Come un valzer, un'onda che bagna la battigia o un bacio dato a fior di labbra, in un movimento allo stesso tempo terribile e splendido.



Per festeggiare il 100° post YoFreshYoClean ha pensato di farsi un regalo, chiudendosi per la prima volta  la porta di ''casa'' alle spalle per raggiungere idealmente Venezia e citofonare Kotzuga. Questo è il resoconto della piacevole chiacchierata. Stay tuned!

Ciao Giacomo e benvenuto su YofreshYoclean.
Ciao a te e grazie per avermi invitato.

Forse te lo avranno già chiesto in molti ma perché Yakamoto Kotzuga? Una sorta di anagramma come supposto dall’articolo sovrastante o c’è un’altra ragione?
Esatto, è una sorta di anagramma del mio vero nome. Quando ho iniziato questo progetto usavo qualche campione di musica giapponese e volevo rimanere anonimo. L'anagramma è nato per gioco una sera e mi è sembrato appropriato, visto che anche il progetto stesso era nato per gioco.

Il tuo è il 101° disco proposto su queste pagine. In 1984 di George Orwell 101 è il numero della stanza in cui il Ministero dell’Amore perpetra una delle torture più atroci per un innamorato: eliminare ogni forma di sentimento attraverso la distruzione della persona amata. Cover e title-album a parte, sembra che spazi chiusi e difficoltà nell’accettazione del ‘’divorzio’’ siano i temi portanti di Lost Keys & Stolen Kisses, o sbaglio?
In realtà questo ultimo ep è nato senza un concept chiaro e definito ma è stato un semplice riassunto del mio ultimo periodo di vita. Anche per quanto riguarda la fase "compositiva" ho cercato di stabilire meno direzioni possibili e lasciare fare all'immediatezza. Poi, effettivamente, ci sono dei temi che ritornano come l'amore, l'abbandono, il dolore etc..

A proposito di ritorni, facciamo un passo indietro. Per essere un ragazzo giovane hai alle spalle una discreta esperienza sia come producer solista (M/∞) che come membro di un gruppo (Dilemma Delay, We Are Tigers, Phonocracy). Come nasce il Giacomo musicista e quanto delle varie esperienze c’è nella maturazione di Yakamoto Kotzuga.
Sono entrato nel mondo della musica attorno ai 12-13 anni, iniziando con la chitarra classica, per poi passare quasi subito all'elettrica.  Solo intorno ai 16-17 a fare i primi passi nella musica elettronica. Sicuramente tutti i progetti passati mi hanno fatto maturare, in particolare quelli con altre persone, perché credo che confrontarsi con la sensibilità dei propri compagni di gruppo sia un passo fondamentale per maturare artisticamente. Anche se poi sto iniziando a trovare solo ora la mia "estetica musicale" (non credo di poterla definire diversamente) ma sempre conservando le esperienze parallele.

In un recente progetto di Furio Ganz, hai descritto la musica con tre sostantivi: evasione, energia e consolazione. I perché della scelta.
Ho sempre trovato sollievo nella musica, una sorta di cura universale o di antidolorifico. Una droga priva di effetti collaterali. Mi son spesso ritrovato con un paio di cuffie per sconfiggere i momenti che mi sembravano difficili o insopportabili ed ha sempre funzionato. Per quanto riguarda il suo aspetto energetico mi limito a dire che se non ascoltassi musica la mattina probabilmente sarei la persona più negativa e svogliata della Terra.

Io avrei aggiunto un quarto lemma: intimità. Forse questa caratteristica si percepisce di più nel tuo lavoro precedente, Rooms Of Emptiness, ma noto una costante ricerca di contatto con la propria coscienza anche in altre realtà veneziane, aldilà del genere di riferimento. Penso ad Artemoltobuffa, Brown And The Leaves, ManzOni, Marcello Iacampo o ai Margareth di White Lines. Si tratta di puro caso o in qualche modo esiste una necessità di interiorizzare l’ambiente che ci/vi circonda? Se sì qual è il tuo rapporto con la tua città d’appartenenza e i suoi musicisti?
Anche io aggiungerei l'intimità ora come ora. Io credo che un artista prima di tutto debba mettere tutto se stesso in quello che fa. Venezia in particolare, per me, è una città che trasuda ispirazione, in particolare per l'elemento che la caratterizza, cioè l'acqua e il suo rapporto con essa. E' intrisa di romanticismo, nonostante tutte le difficoltà che comporta viverci dentro.

Difficoltà, immagino, che si estendono anche alla sfera musicale, così come accade in altre parti del Belpaese. C’è allora un motivo particolare dietro la scelta di ‘’tradire’’ i confini patri un’etichetta straniera (Highilife, nda)?
In realtà non ho interrotto i rapporti con Bad Panda, un'etichetta italiana che produce ottima musica da tutto il mondo. E' una label che ho sempre seguito e di cui condivido la filosofia. È stato un piacere riuscire a collaborarci (e continuare a farlo). Anche con Highlife mi son trovato molto bene, è stato un esperienza bellissima. Lavorare con un'etichetta estera è stata semplicemente una scelta dettata dalla curiosità e dal rapporto che si è creato con i suoi membri, nonché dalla mancanza di proposte più valide qui in Italia.

A questo punto la domanda è banale ma doverosa. Cosa hai in mente per il futuro?
In questo periodo sto lavorando alla preparazione dei miei live-set, che inizierò da dicembre/gennaio. Suonerò con un altro musicista, vorrei riuscire a portare il più possibile uno spettacolo apprezzabile e suonato il più possibile dal vivo. Rilascerò qualche singolo in free-download (il prossimo mese uno per Bad Panda) e poi vedrò se far uscire un altro ep o magari, se i presupposti sono quelli giusti, il mio primo lp. Sono abbastanza sicuro che il 2014 sarà un anno positivo.

Te lo auguro, anzi sono piuttosto certo che sarà così. Direi che dopo chiavi e baci è tempo non farsi sfuggire più nulla…
Appunto ;-)

E.M.M.A. - Blue Gardens

All'interno del palazzo dell'UK Garage ci sono parchi che vale ancora la pena di visitare. Uno di questi è stato progettato per la Keysound Rec. da E.M.M.A., producer in gonnella di stanza a Londra, e conduce, attraverso una via segnata da ciottoli 8-bit e materiali di recupero, ai Blue Gardens: opera post-romantica (si è parlato anche di ''grime vittoriano''), fastosa e votata all'innovazione. Un stretta e appena illuminata filare di synths (Intro) fa da preambolo ad un susseguirsi di piante selvatiche (Dream Phone VIP), mangrovie ragga (Jahovia), ruscelli hypnagogici (Mood Ring), rampe (si va dall'oscuro dubstep di At Sea alle agitate chitarre di Shoot The Curl), che confluisce in un punto appartato, diverso dal resto dell'insieme e per questo misterioso (Outro, accompagnata da tuoni e fisarmonica). Forse l'inizio di un altro paradiso terreste o solo il punto più estremo del mondo.

Daughn Gibson - All Hell


Prima o poi tocca a tutti fare i conti con lo specchio, con quanto gli altri riescano a cogliere di noi: una risposta tangibile ma parziale, una bellezza illusoria. Invece, l'immagine riflessa da All Hell riesce a travalicare la fisionomia di Daugh Gibson, trentunenne americano che per anni si è nascosto dietro il volante di autoarticolato e la grancassa di una stoner band, descrivendo fedelmente, e senza l'assillo di piacere (o il rischio di piacersi troppo), corpo ed anima per poi restituirli all'occhio trasfigurati.
Il suo è un country-soul filiforme ed accigliato, dalla mascella bene in vista (la scheletrica Bad Guy) e con due bei pettorali sui quali affiora un nugolo di peli spazzolati col post-dubstep, il baroque pop e samples vari. Detto così non stimolerà chissà quali pulsioni carnali ma il suo è un fascino che stende.
Tiffany Lou by Daughn Gibson

Vondelpark - NYC Stuff And NYC Bags Ep

Il cuore è la bilancia dei sentimenti.
Puoi sentirne i pesi oscillare all'altezza dello sterno, rendendo faticoso il respiro e deboli le carni, o puoi, come accade per i londinesi Vondelpark, constatare che i piatti di misura restano in perfetto e confortante equilibrio.
Da un lato c'è la trasparenza delle voci, sovrapposte e dilatate, e dall'altro un insieme di samples nebulosi di chiara matrice Uk garage/neo soul/post-dubstep (gira e rigira siamo lì), infarciti di synths, riverberi, zuccherini balearici e scheletriche linee di chitarra.
Con NYC Stuff And NYC Bags Ep si ha fra le mani una massa simile a quella di un'inquietudine che ti cova dentro e che, attraverso un pianto liberatorio, drena le impurità e lascia nei pori della pelle la consapevolezza struggente e romantica che soffrire sia dopotutto un fatto di necessità.

Camels by Vondelpark