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Do Nascimiento - Giorgio

Emo-core in salsa italiana. Tanto basta e avanza per rendere Giorgio un album sorprendente, nonostante ogni suo aspetto sia pronosticabile, conforme al genere di riferimento (canzoni che si consumano nello spazio di un batter di ciglia, testi urlati a squarciagola, chitarre piene di tensione, quelle cose lì, insomma). Ciò che fa la differenza nell'ultimo ''figlioccio'' (9 mesi di mixaggio) dei liguri Do Nascimiento è la sincerità delle cose che raccontano, la cura che mettono nei dettagli, perché, non è una novità nemmeno questa, anche dietro la semplicità può esserci spessore ed empatia. La resa, insomma, è immediata ma si accompagna ad un tempo di ossigenazione abbastanza dilatato, in cui quanto percepito si rileva ben più strutturato e difficile da mandar giù.
Ti sfinisce, nel bene e nel male. Per fortuna.

Signor Benedick the Moor - El Negro

Ci è voluto quasi un anno affinché El Negro uscisse dalla stanza da letto in cui è stato realizzato per riafforare con prepotenza dall'anonimato come possibile sorpresa hip-hop del 2014. Un grazie va alla Deathbomb Arc, label svincolata dalle strette dei generi (fra gli artisti prodotti ci trovi tanto Julia Holter, quanto i Death Grips o gli Abe Vigoda), che lo ha riproposto su copia fisica così com'era (in aggiunta una nuova copertina ed una bonus track, H8 Everybody), credendo ciecamente nel talento di Signor Benedick The Moor. A ben donde perché non è così usuale trovare in un ventenne una produzione così matura e personale da farsi gioco delle tendenze del momento, confermandosi parimenti catchy e complesso. Barre a briglie sciolte, musica classica negli arrangiamenti, punk e post-hardcore nelle chitarre, grime e rimandi 80s altrove. Anti o alternative? Solo e fottuto rap con la R maiuscola.

Johnny Mox - We=Trouble


Un cerotto non è sufficiente a tamponare la fuoriuscita di idee racchiuse nel corpo fremente di Johnny Mox, a sua volta contenuto nella persona del polistrumentista trentino Gianluca Taraborelli. Infatti We=Trouble (in free download qui) non è un taglio marginale, uno scorticamento fanciullesco, pur conservando dell'età puerile una certa natura istintuale ed apertura al nuovo e all'avventura. Assomiglia più ad un'emorragia, ad un deflusso sonoro orbicolare, un continuum di rumori e loop fluidificati con l'arte del beatboxing e della salmodia (lo spiritual sghembo di Oh Reverend e di For President), appena chiuso dalla pressione di Benghazi عربية الربيع, epilogo kraut-blues che vede la presenza di Above The Tree ai cori. Se non c'è più tempo per guarire, condividiamo almeno le ferite e questo delizioso disco.
We=Trouble by Johnny Mox