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Lino Capra Vaccina - Antico Adagio

Sarà capitato un po' a tutti di rovistare nelle tasche di vecchi jeans e trovarvi all'interno delle banconote stropicciate ma ancora in corso. La medesima sensazione di stupore e giubilio la si ha poggiando sul piatto Antico Adagio, ri-edit in vinile (e cd a tiratura limitata) dell'esordio discografico di Lino Capra Vaccina datato 1978. Il materiale, curato dalla Die Schachtel e accompagnato da un secondo lp (Frammenti da Antico Adagio, nda) contenente tracce della stessa sessione ma mai rilasciate prima, costituisce un ottimo punto di partenza per evitare l'ingiusto oblio ad un disco e a un musicista, ex Aktuala e Telaio Magnetico, valorizzati meno di quanto il loro valore richiedesse. In bilico fra avanguardia e primordialità (specie nelle voci a cura di Juri Camisasca e dello stesso Vaccina), percussioni word e avvisaglie new-age, oltre l'usura del tempo.

D. D Dumbo - Tropical Oceans

Castlemaine è un piccolo agglomerato urbano sito nel sud dell'Australia, conosciuto nel XIX secolo per i propri giacimenti auriferi. Ad anni di distanza e svanito il boom della corsa al nobile metallo, pochi avrebbero pensato di trovare un altro pezzo d'oro in città. Si chiama Tropical Oceans ed è l'ep con cui D.D Dumbo, ovvero il cantautore Oliver Hugh Perry, si sta facendo conoscere ad ovest di Melbourne, con l'ausilio della label inglese 4AD.
Quattro estrazioni effettuate nelle miniere sotterranee della musica folk, calandosi in pozzi blues attraverso dodici corde e facendosi largo negli stretti cunicoli con una voce limpida, una loop station, una batteria minimale (solo grancassa e rullante) e un piccone che riporta alla luce un retroterra fatto di sapori world. Per citare zio Paperone, una pepita uovo d'anatra.

Felicita - Frenemies

Dire che il mondo di Felicita sia bizzarro equivale a fargli un complimento perché di trovate bislacche il producer polacco (al secolo Dominik Dvorak) si nutre mattina, pomeriggio e sera. Si fa prestare voce e immagine da una ragazza con gli occhi a mandorla e trucco da cosplayer, ricoperta di ammennicoli e con la maglia del Palermo Calcio addosso, regalando impermeabili gialli nel 12'' di Frenemies, nel quale sono campionati oggetti di vario genere, inclusi dei palloncini ad elio. Il risultato di tale miscuglio è un pop stralunato e aritmico, spinto a velocità grime con parossismo e astrattezza. Eppure, tutto quello che singolarmente può sembrare illogico e melodicamente indefinito, elude nell'insieme il rischio di un prodotto artificiale, per essendolo alla radice. Paradosso? E allora la follia dove sarebbe?

Adult Jazz - Gist Is

Si chiamano Adult Jazz ma non hanno il sound maturo di Alan Barnes benché con questi dividano la città di formazione. La differenza sta nelle scelte e quelle del quartetto di Leeds non includono assoli di sassofono e un approccio conservativo al genere di riferimento (nel caso di Barnes il bebop) ma una spontanea attitudine ai viaggi esplorativi. Volendo dare coordinate più precise, Gist Is lambisce le coste ben delineate della musica pop alla ricerca di un'insenatura, spaziosa il giusto, alla quale attraccare e scaricare quanto ''razziato'' in avan(t)scoperta: pescato folk e jazz, pepite world d'estrazione tipicamente africana, vettovaglie experimental rock, tesori gospel e psych.
Un bottino impensabile se al timone non ci fosse Harry Burgess, un Magellano delle corde vocali. Il resto è semplice: levare l'ancora, seguire la rotta.

Signor Benedick the Moor - El Negro

Ci è voluto quasi un anno affinché El Negro uscisse dalla stanza da letto in cui è stato realizzato per riafforare con prepotenza dall'anonimato come possibile sorpresa hip-hop del 2014. Un grazie va alla Deathbomb Arc, label svincolata dalle strette dei generi (fra gli artisti prodotti ci trovi tanto Julia Holter, quanto i Death Grips o gli Abe Vigoda), che lo ha riproposto su copia fisica così com'era (in aggiunta una nuova copertina ed una bonus track, H8 Everybody), credendo ciecamente nel talento di Signor Benedick The Moor. A ben donde perché non è così usuale trovare in un ventenne una produzione così matura e personale da farsi gioco delle tendenze del momento, confermandosi parimenti catchy e complesso. Barre a briglie sciolte, musica classica negli arrangiamenti, punk e post-hardcore nelle chitarre, grime e rimandi 80s altrove. Anti o alternative? Solo e fottuto rap con la R maiuscola.

Ratking - So It Goes

Andiamo subito al nocciolo: So it Goes va addentato senza remore anche se, trattandosi di un album d'esordio, il dubbio che si tratti di un frutto acerbo è lecito. Lecito ma infondato. Basterà controllare il marchio di denominazione di origine protetta (New York, la Grande Mela, grembo dell'hip hop e dei Ratking) e toccare con mano la buccia scura, invitante e rugginosa, per capire che il prodotto della crew di Harlem è una vera bontà. Difficile sputare la sua polpa croccante, carnosa e ricca di aromi (smooth jazz, avant, soul, echi giamaicani a iosa). Anzi, finirete per conservarne pure il torsolo, perché la parte preziosa resta sempre il seme. La differenza è che Wiki, Hak e Sporting Life non lo gettano alle proprie spalle per paura di perdersi lungo il percorso. Se lo portano in tasca, sguardo sicuro, fisso in avanti. E così sia.

Oy - No Problem Saloon

Non è un caso che Oy, nome d'arte di Joy Frempong, abbia una certa assonanza al tipico òh di meraviglia, perché è questo il sentimento che prevale in tutti i cinquanta minuti di No Problem Saloon. Un tempo in cui ci si trova catapultati, come un un Alice all'inseguimento del Bianconiglio, in un mondo multicolor, lepido e versatile, interamente retto sull'equilibrio fra la musica africana e quella della contemporaneità occidentale. La cantante svizzero-ghanese intreccia corde vocali (spoken-word, soul, utilizzo di filtri e testi ad ampio raggio) e stili (le registrazioni live fatte in giro per il Continente Nero sono state sottoposte a vari ''trattamenti'' d'elettronica homemade) creando un melting pot che non fa una grinza. Ci si diverte, è indubbio, ma se ne esce fiacchi e non solo per la carica energetica che accompagna le tracce. Òh, vale la pena recuperarlo.

Naps - Hydrate

Se si potesse improntare uno studio biochimico di Hydrate sarebbe quasi scontato affermare che, al pari dell'uomo, la componente fondamentale di questo lp è l'acqua. Un 65% di droni che fluiscono lentamente, disciogliendo la maggior parte del soluto, individuabile in un composto a base di strumentali hip-hop ed elettronica a bassa fedeltà, fino a dare vita ad una soluzione sonora capace di pensare fuori dagli schemi e ''asciugarsi'' in continuazione.
Per dare sostanza a questa idea, basta pensare a Naps, producer australiano e scoperta  della This Thing, che usa la sua musica a mo' di spugna: la imbeve in una pozza di idee e sampler (e la parte iniziale di Coaster / Mind 2 Mind raffigura bene l'azione) e poi idratare un genere spesso e volentieri asciutto.
Generoso, rilassante, al limite dell'ipnotico.

Dustin Wong - Mediation of Ecstatic Energy

Dustin Wong, pur non avendo origini siciliane e non cantando fiero come il caro vecchio Cotugno (i rari vocalizzi di Mediation of Estatic Energy, elemento finale di una trilogia inaugurata nel 2010, affogano presto sotto un'ondata di riverberi), ha nella chitarra una fidata e inseparabile compagna. Che fosse un virtuoso dello strumento lo si era capito già ai tempi dei Ponytail ma è solo da solista, e soprattutto con quest'ultimo lavoro, che il trentenne hawaiano ha potuto scrivere senza essere prigioniero di strutture rigide e lineari, addizionando ritmi, riff e loops a colpi di pedale. La sua è una penna intinta nella kosmische musik, dall'inchiostro denso, il cui tratto però resta comunque lieve, a fil di foglio, pronto a lasciare lo spazio per un'ulteriore sottolineatura, un'improvvisa deviazione di linea (in genere verso il pop e il prog-rock). Non sarà italiano ma lasciatelo suonare perché ne vale la pena.

Oval - Calidostópia!

Calidostópia!, ovvero, con una base etimologica a metà strada fra il latino e greco, luogo caldo. Un territorio che nella geografia di Oval è stato generato dall'incontro del continente sudamericano (cálidos in portoghese significa bollente) con la musica glitch, di cui Markus Popp è uno dei massimi esponenti. Infatti, il disco in questione fa parte di un progetto chiamato Música em Trânsito il cui scopo è quello di accomunare le anime dei cantori latino-americani investendo nelle ''[...] diverse della espressioni della musica contemporanea [...]''. Qualcosa, detto con spirito per la semplificazione, di molto simile a Brazil di Cornelius: giusto equilibrio fra tradizione folk e manipolazioni elettroniche, estetica digitale e suoni acustici.
Per chi sogna un viaggio al sole di Salvador de Bahia il biglietto è pure gratis.


Sopra, una preview di ''Legendary'' con la voce dell'argentina Agustín Albrieu.

Body/Head - Coming Apart

Quella fra corpo e testa (e volendo, per estensione, fra materia e pensiero) è una dicotomia che fonda le proprie radici nel razionalismo cartesiano, a sua volta diretto discendente della filosofia aristotelica. Pertanto la recente versione che ne danno Kim Gordon, basso e voce dei Sonic Youth, e il chitarrista Bill Nace, che nel progetto che li accomuna hanno scelto giustamente il nickname Body/Head, va contestualizzata e rapportata ad un contesto storico e culturale ben diverso. Nel caso specifico il dualismo fondante di Coming Apart prevede sì un rapporto costante fra libertà e rigidezza ma anche interazione fra le parti in causa: una voce inestesa dentro uno spazio finito, aritmico, segnato dai graffi delle chitarre. In una sola espressione, suono free-noise ergo sum.

El Mahdy Jr. - The Spirit Of Fucked Up Placed

Pensato e scritto in un letto d'ospedale, The Spirit Of Fucked Up Placed non ha il candore dei camici degli infermieri, ancor meno l'odore penetrante di fenolo delle sale operatorie. I toni sembrano più frutto di un viraggio al selenio, bruni, con un alto grado di tossicità e l'ambientazione supposta non prevede pareti o muri di delimitazione. Quelli che vengono in mente sono gli altopiani del Nordafrica, la penisola dell'Anatolia o i villaggi siti sul fiume Volta, tutti luoghi che caratterizzano la biografia di El Mahdy Jr., traduttore per professione e producer per necessità (di espressione e di riaversi, affetto, com'è stato, da malaria). Un microcosmo fatto di beat derivati dall'hip hop e influenzati dalla musica tradizionale delle succitate regioni (raï algerino, türkü, l'arte del griot) e dal dub. Per farla breve un toccasana ''malato''.

People Of The North - Sub Contra

Sub Contra è il terzo rebbio dell'arma sonora dei People Of The North, side-project di Kid Millions e Bobby Matador ovvero batteria e voce dei newyorkesi Oneida: il più affilato, quello che rimesta enosigeo le acque dal basso e le fa schiumare avidamente prima di scagliarle con la furia di un Nettuno contro un gruppo di onde (Drama Class) o per cullarle, ancora biancastre, verso il punto il cui mare bacia l'orizzonte (Coal Baron).
Un'arma costruita combinando ferro e carbonio tetravalente e per questo capace di accettare tutti e quattro elettroni basilari (noise, drone music, psichedelia, experimental) e rendere il lavoro un unico blocco di ghisa scura da piazzare al centro del petto come una stufa che sbuffa vapore e produce cenere.
Drama Class by People of the North

QBLA - Where The Girls Are Green And The Grass Is Pretty

Con un album title che parafrasa un verso di "Paradise City" dei Guns N' Roses ci si aspetterebbe un concentrato di hard rock ed invece, svelato l'arcano del moniker scelto del californiano Will Rosario (QBLA sta per Queensbridge and Los Angeles, territori che fecero da palcoscenico ad una fetta consistente della golden age del rap), tutto prende una piega diversa. Difatti Where The Girls Are Green And The Grass Is Pretty poggia le sue fondamenta sui beat claudicanti, i motivi ipnotici e i tempi rallentati-stoppati tipici del chopped & screwed. Dentro ce n'è di ogni: tv commercials campionati, psych rock (il riff di chitarra di Merman è firmato Jimi Hendrix), urban jazz, idm, ragga (The Man With The Asteroid Belt) e via discorrendo. Basta lasciarsi trascinare come un ferry-boat dalla corrente del fiume Hudson.
Wizard Module by QBLA

Rancho Shampoo - El Vuelo Del Golondrino

Nell'interesse della trasmissione di un determinato patrimonio culturale, El Vuelo Del Golondrino raccoglie miti, tradizioni e rituali delle popolazioni amerinde a cavallo fra la California, l'Arizona e il Messico e li codifica in un nuovo e stravagante linguaggio fatto di psych, desert rock e tribalismi vari. Spirito guida, il nahual di questo passaggio di consegne è Rancho Shampoo, nato Guillermo Estrada, organizzatore del rituale presieduto da La Indian Golden Orchestra (al suo interno membri dei Vampire Slayer, Maniquí Lazer e Fax) e fondato su una circolarità di fondo, sacrale e sonora, che racchiude il culto di Madre Natura (il disco si apre col verso di un'aquila, animale profetico per gli Aztechi) e atmosfere sciamaniche (percussioni e influenze dub non si fanno mancare). Tutto, cosa da non sottovalutare, scaricabile in versione "name your price".
Ancestro Rayovac by Rancho Shampoo

King Tears Bat Trip - King Tears Bat Trip

In un'altra vita Luke Bergman, musicista di Seattle e motore dei sette King Tears Bat Trip, deve essere stato un mastro pasticcere. Come si potrebbero altrimenti spiegare Stolen Police Car e Elevenogram, le due lunghe tracce (18' cad.) che formano questo fulminante esordio? Un disco che assomiglia tanto ad una millefoglie, in cui una densa ganache free-jazz s'alterna ad uno strato ritmico (quattro batterie e percussioni) a base tribal, amalgamato con un movimento circolare, perpetuo, quasi ossessivo.
Ma l'equilibrio di sapori viene raggiunto con un frosting di chitarre noise e chango (un synth ideato da Brandon Lucia, uno dei componenti del gruppo), granella di ottoni ed il sax di Bergman che affonda la sua lama nella torta senza sbriciolarla. Una vera delizia.

Elevenogram by King Tears Bat Trip

Cumino - Tomorrow In The Battle Think Of Me

Amaro di nome e delicato di fatto, Cumino, duo capeggiato dal chitarrista Luca Vicenzi (ex Zita Ensemble e Orchestra Panica), è un progetto piccolo e leggermente scuro proprio come il seme della pianta da cui prende il nome. O caldo e asciutto come la terra nel quale probabilmente è stato sotterrato prima di maturare. Paragoni evidenziati da Tomorrow In The Battle Think Of Me, dieci tracce strumentali in free download che simboleggiano la nascita di questo sodalizio: l'elettronica dal fusto esile di Hellzapop (il brianzolo Davide Cappelletti), fra ambient e sperimentazioni varie, le fioriture a sei corde e lo schiudersi timido di un sax (Tropics che vede la partecipazione di Riccardo Canta). Profumi di posti lontani da infilare nel taschino mentre si è alla finestra ad osservare gli aerei che solcano le nuvole.
Take Me Where I Don't Know The Way by Cumino

ahnnu - Pro Habitat

Un taccuino quasi intonso è quello che rimane indagando su ahnnu, nome d'arte di Leland Jackson, producer residente in Virginia e membro del collettivo hip hop Richmond's Chocolate Milk. Notizie frammentarie proprio come i beats (ventidue di cui solo quattro si sporgono oltre la barriera dei due minuti) che compongono Pro Habitat, ennesima release stampata in formato cassetta dalla Culture Dealer. Nonostante questa mancanza di organicità, il sound che ne deriva mette in mostra una solidità impressionante, modellata attraverso la tecnica del chopped & screwed, e una struttura che ricorda da vicino le tassellature geometriche. Tempi rallentati, ritmi rotti di proposito per creare un effetto stordente e mani che pescano sample da una prosperosa sorgente (il jazz di Softfog, il trip-hop di Yuriah, la psichedelia di Lizard9 e l'underground rap in genere). Un disco caleidoscopio.
Killaz by ahnnu

Trouble Books - Concatenating Fields

Finezza è il primo sostantivo che viene in mente mettendo in cuffia Concatenating Fields dei Trouble Books, duo residente in Ohio e discograficamente attivo da un triennio circa (da menzionare un LP a 6 mani con il chitarrista degli Emeralds Mark McGuire). I discorsi sonori dei coniugi Freund, infatti, rifiutano la sovrapposizione, intrecciandosi come fibre di lana calde e piacevoli al tatto. Un lavoro in cui l'ambient fa la parte del filato e la voce di Linda con la chitarra timida di Keith (ad es., nella psichedelica Cocooning) quella dei ferri da maglia e dei nodi di chiusura, con i synth (Lurk Underneath, venata di minimal pop) pronti a segnare le linea guida dello schema prescelto. E, a furia di sferruzzare, le tracce create sono così delicate che si indosserebbero anche con l'odiosa trama a rombi. E non è poco.
Monument for D. Flavin by Trouble Books

Johnny Mox - We=Trouble


Un cerotto non è sufficiente a tamponare la fuoriuscita di idee racchiuse nel corpo fremente di Johnny Mox, a sua volta contenuto nella persona del polistrumentista trentino Gianluca Taraborelli. Infatti We=Trouble (in free download qui) non è un taglio marginale, uno scorticamento fanciullesco, pur conservando dell'età puerile una certa natura istintuale ed apertura al nuovo e all'avventura. Assomiglia più ad un'emorragia, ad un deflusso sonoro orbicolare, un continuum di rumori e loop fluidificati con l'arte del beatboxing e della salmodia (lo spiritual sghembo di Oh Reverend e di For President), appena chiuso dalla pressione di Benghazi عربية الربيع, epilogo kraut-blues che vede la presenza di Above The Tree ai cori. Se non c'è più tempo per guarire, condividiamo almeno le ferite e questo delizioso disco.
We=Trouble by Johnny Mox