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MoZaic - Unexpected Turns

Fissare con una voce calda le trasparenze del soul sopra un rivestimento poliedrico (l'hip-hop di Vice col featuring di MidaZ The BEAST, il ''tiro'' house di New Shoes o il carattere jazz che trapela da canzoni come BLVD) e il MoZaic è completo. Così, grazie anche ad una fruttuosa campagna di crowdfunding, una ragazza di origine giamaicana-guyanese ha coronato il proprio sogno di dare corpo ad idee fin troppo tempo rimaste tali, fra strimpellate di chitarra, esami universitari (ha studiato infermieristica in Florida) e prove con il coro della chiesa. Questione di rivelazioni e di svolte improvvise (a questo si riferisce l'Unexpected Turns del titolo) supportate dall'eclettismo, dalla tenacia e dalla schiettezza di quanto viene messo in piazza. La veridicità può fare rima con inesperienza? Chissenefrega. Questo disco spacca uguale.

Lewis - L'Amour

Parlare de L'Amour senza ballare sul confine della leggenda è un esercizio quasi equilibristico. Altrimenti non potrebbe essere visto che il disco in questione, datato 1983 e inciso da un misconosciuto broker canadese (Randall Wulff in arte Lewis) per un'altrettanta ignota label (la R.A.W.), viene pescato per caso in un mercatino di Edmonton da un collezionista canadese, attratto giusto dal modico prezzo di copertina (un dollaro) e dal volto che campeggia su di essa. Fatto sta che dietro l'apparenza si cela un grazioso manufatto di puro cantautore folk, confidenziale e decadente (una voce sommessa, un pianoforte di compagnia e qualche timido sintetizzatore), che grazie al trantran generale finisce nelle mani della Light In The Attic che ne produce una ristampa. Ed è colpo di fulmine. Del resto, verba volant, musicae manent.

Stuart Warwick - The Butcher's Voice

Stuart Warwick usa pianoforte e voce come se fossero la lama di un mannarino ma senza ossa tranciate, sangue che schizza o eviscerazioni da macello. La sua arte si avvicina più all'aruspicina, all'ispezione delle viscere e alla loro decodifica, per il modo in cui i chiaroscuri del cantato e lo scintillio degli arrangiamenti (fra orchestrazioni e ricorso ad una sottile folktronica) scrutano gli angoli più intimi dell'Io, senza mai intaccarli (l'identità sessuale è il tema portante di The Butcher's Voice, manifestato alla perfezione dall'ugola muliebre di questo ragazzotto dell'East Sussex) se non con una buona dose di umorismo. Palpabile, infatti, è il lirismo di The Nail That Sticks Out Gets Puonded, Man With A Pussy o della strumentale Melancolonica, canzoni che affondano nella pelle lentamente, valorizzandone al meglio i tagli.
Sailors by Stuart Warwick

Bill Fay - Life Is People

Il tempo è galantuomo e per Bill Fay, cantautore londinese classe '43, lo è stato anche di più. Oltre quarant'anni di silenzio discografico e poi, come un fulmine a ciel sereno, Life Is People, dodici canzoni che ricuciono lo strappo temporale e gli riservano una posizione privilegiata nell'Olimpo della musica d'autore. Tutto questo grazie alla tenacia del giovane produttore Joshua Henry, che lo ha convinto a tornare in studio, e al talento vivido di Fay, alla sua scrittura sacrale, raffinata e vissuta con autentica partecipazione. Dita e cuore che sono tutt'uno con i tasti del pianoforte: dal candore di There Is A Valley, The Healing Day e Be At Peace With Yourself, in bilico fra country folk, valzer e gospel, alle più cupe Big Painter, City Of Dreams ed Empires, che puzzano di blues, prog e psych. Un disco, un'emozione unica.

Be At Peace With Yourself by Bill Fay

Carpa Koi - I Torni Non Contano

Un rivolo di liquido caldo e rossastro.
Un condotto preferenziale attraverso il quale la musica di Carpa Koi, il cantautore siciliano Giacomo Maria, risale il corpo dell'ascoltatore per poi tuffarsi nella foce a delta della corteccia cerebrale.
Questo è I Torni Non Contano, un esordio sommesso ma capace di congiungere passionalità (i gemiti di SaDisfaction, Mattanza che vede la presenza di Xabier Iriondo) e ragione (Agenda Rossa), con lo smarrimento e la tenacia di un Ulisse lungo la terra dei Ciclopi.
Lo-fi polveroso e sgretolato come calcinacci di una stanza con poche suppellettili (magari la dimora barcellonese in cui sono state registrate le tracce), una chitarra in bella mostra e una finestra aperta dalla quale fare entrare una brezza salata e carica di nostalgia.

Viviamo Per I Weekend by Carpa Koi