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Warias - Wools Ep

Da qualsiasi prospettiva la si guardi (e la si ascolti), l'opera numero uno di Matteo Salviato, già bassista dei The Soft Moon, e Giulio Marzaro ha nella doppia vi la sua costante. Non per nulla il duo ha deciso di chiamarsi Warias e di intitolare questa piccola autoproduzione Wools. Ma non finisce qui.
Le quattro canzoni che lo compongono non solo sono state incise a Venezia, che di v ne ha una sola ma è a ovest (indicato sulla rosa dei venti con una W) dello Stivale, ma hanno linee del pentagramma che si estendono un po' a sud del mondo, e in questo caso w sta per world music, e un altro po' a nord in direzione Inghilterra, culla della new wave. Ricapitolando, chitarre ruvide, percussioni incalzanti e gelida elettronica (Dune) che danzano su polverosi tappeti intrecciati nella Western Asia (Bali). Altro ancora? Ah, W i Warias.

PVT - Homosapien

Church With No Magic era stato un passaggio transitorio ma fondamentale nella discografia dei fratelli Pike: l'eliminazione delle vocali del nome, da Pivot all'attuale PVT, e il più importante abbandono delle chitarre in favore del synth, mettendo ancor più in risalto il raggio d'azione di Dave Miller, ovvero la mente elettronica del trio australiano. Un'inversione di rotta rimarcata anche in Homosapiens, uscito per la giovanissima Felte. Maggiore spazio alle voci (distorte in Shiver, linde in Nightfall), totalmente assenti nei lavori con il vecchio marchio di fabbrica, e perfezionamento di un suono sempre meno spigoloso di un tempo ma ugualmente debitore di una new wave tipicamente eighties e british: semplicità pop, drumbeat electro, riff tesi e bassi oscuri.
In altre parole un macchina dotata di ragguardevole plasticità sinaptica.
Electric by PVT

Tucano - Homeless Mandingo

Homeless Mandingo è uno di quei titoli che di primo acchito ti fa sorridere ma che in seconda battuta lascia il campo aperto ai quesiti sul perché di tale accostamento verbale. Fughiamo subito i dubbi: l'espressione si sposa in maniera eccellente all'esordio (benché David Starr, lo squilibrato fanese dietro questo progetto, sia un frequentatore della scena darkwave italiana) di Tucano. Innanzitutto per un suono che erra fra wave 80's e avanguardia, addentrandosi in una giugla cosmica inospitale o riposandosi sotto una leggera coperta fatta di droni. Chiude il cerchio, quasi a segnare in maniera animalesca il territorio, un approccio selvaggio (le urla che aprono Rita Ama Tarzan o la chiusura spirituale di Padre Pio Non E' Tucano) al taglia e cuci.
Date un fagotto alle vostre orecchie e lasciatele vagabondare.
Mio Zio Si Fa Gli Acidi Dentro L'Armadio by Tucano

Pop. 1280 - The Horror

Una strada deserta e poco illuminata, un auto in panne, nessuna rete a cui far connettere il proprio cellulare. Una tipica scena da cinema dell'orrore, il classico scenario che annuncia l'ingresso in scena dell'assassino o più specificatamente l'anfratto temporale in cui si potrebbero collocare i Pop. 1280.
Infatti The Horror, titolo che non lascia nulla all'immaginazione, è un disco dal fascino conturbante, che ti fa sudare freddo senza importi una visione ristretta, ostacolata da un paio di mani messe a difesa della vista. Le dieci tracce che compongono il primo lp della band newyorchese trasudano tensione new-wave da ogni poro ed impugnano le chitarre dalla parte del manico, agitandole con furia punk (cyber, post o noise che sia) per spingere la vittima all'errore. L'unica via di fuga è segnalata da una freccia a destra e dalla scritta "play".

Bodies in the Dunes by Pop. 1280

Management Del Dolore Post-Operatorio - Auff!!

Come luminari della medicina sonora alternativa i Management Del Dolore Post-Operatorio si affacciano sulla scena italiana senza il tipico aplom accademico, l'uso di tecnologie domotiche o la concentrazione richiesta a chi armeggia con bisturi, pinze e strumenti vari. Infatti la ricetta vincente di questo quartetto abbruzzese, giunto con Auff!! alla seconda pubblicazione pubblica (Mestruazioni è datato 2008), è un irriverente approccio alla materia studiata. In primis la predilezione per gli ambienti poco asettici e la totale assenza di mascherine messa a protezione di bocche schiumanti che non si fanno scrupoli a sputare i germi della denuncia attraverso la masticazione di una succosa ironia. Ma ciò che li rende geniali è la terapia scelta per il decorso post-intervento: fasciature punk-funk, ingessature rock ed iniezioni wave.
Basta ascoltarli per far sparire anche la peggior sindrome del camice bianco.

Auff!! by Management del Dolore Post-Operatorio