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The Beatles Vs. Hip-Hop Legends - An Adventure To Pepperland Through Rhyme & Space

In molti, specie nei tempi recenti, si sono avvicinati all'arte del mash-up, unendo con profitto generi e personaggi in apparenza incompatibili (Aphex Twin e Taylor Swift, giusto per citare uno degli ultimi esempi). I Fab Four in passato sono stati fra le cavie più illustri e utilizzate (a maneggiarli ci ha provato anche Danger Mouse) ma nel caso di And Adventure To Pepperland Through Rhyme & Space il risultato è a dir poco sbalorditivo, folle nelle premesse (nel 1964 i Mop Tops, in volo sul Triangolo delle Bermuda, vengono risucchiati in un buco spazio-temporale ed espulsi sui cieli di New York nel 1990, il tutto corredato da un doc FBI) e nella conclusione (48 tracce in free download). The Beatles Vs. Hip-Hop Legends: titolo esplicativo, lavoro di cesello minuzioso. Per dirla nel gergo di strada, una mina assoluta.


(Parte I)



(Parte II)

Fantasma - Eye Of The Sun Ep

Che dalle parti di Soweto e dintorni stesse bollendo qualcosa di succulento lo si era intuito già in estate, quando al Durban Internation Film Festival fu presentato Future Sound Of Mzansi, documentario sull'elettronica made in Sudafrica diretto da Lebo Rasethaba e Nthato Mokgata. Ora quest'ultimo, meglio conosciuto col moniker Spoek Mathambo, ha deciso di spogliarsi delle immagini e mostrarsi al mondo come meglio gli riesce. E così, sfornata una serie di mix legati alla promozione del suddetto film, ecco un altro regalo: Eye Of The Sun, primo ep dei Fantasma, combo in cui il rapper è accompagnato da 4 sponsor d'eccezione (DJ Spoko, André Heldenhuys, Michael Buchanan e Bhekisenzo Cele). Di cosa si tratta? Dell'ennesimo tentativo, riuscito, di coniugare hip hop, psych, folklore (la musica maskandi degli Zulu) e innovazione (shangaan electro). Non credo serva altro. Ergo, ''let them talk''.

Signor Benedick the Moor - El Negro

Ci è voluto quasi un anno affinché El Negro uscisse dalla stanza da letto in cui è stato realizzato per riafforare con prepotenza dall'anonimato come possibile sorpresa hip-hop del 2014. Un grazie va alla Deathbomb Arc, label svincolata dalle strette dei generi (fra gli artisti prodotti ci trovi tanto Julia Holter, quanto i Death Grips o gli Abe Vigoda), che lo ha riproposto su copia fisica così com'era (in aggiunta una nuova copertina ed una bonus track, H8 Everybody), credendo ciecamente nel talento di Signor Benedick The Moor. A ben donde perché non è così usuale trovare in un ventenne una produzione così matura e personale da farsi gioco delle tendenze del momento, confermandosi parimenti catchy e complesso. Barre a briglie sciolte, musica classica negli arrangiamenti, punk e post-hardcore nelle chitarre, grime e rimandi 80s altrove. Anti o alternative? Solo e fottuto rap con la R maiuscola.

Law - Cowboys & Hustlers

Estratta nelle miniere della Scozia la nuova gemma del soul, ribattezzata Law dalla stessa cavatrice che l'ha portata alla luce, l'inglese Lauren Holt. Pezzo unico sulla piccola gerla di Cowboys & Hustlers (ep che segue a breve distanza il gemello Haters & Gangsters, ambedue in free download), il tesoro che luccica in mezzo al terriccio elettronico ha una forma sfaccettata quanto la voce che ne descrive le caratteristiche: ora pietra pop grezza, ora minerale hip-hop opaco, ora zaffiro r'n'b lavorato con battimani, tetri registri (Peter, la chiusura simil-industrial di Trascenders) e improvvisi bagliori (Lilo e i suoi echi etno-urbanici). La differenza rispetto agli altri corindoni sta nello stile del ''taglio'' finale, atto a ricercare un'innovazione senza alterarne la foggia, imperfezioni naturale incluse. D'altronde dietro ogni gioiello ci sono cavità oscure e fango.

Ratking - So It Goes

Andiamo subito al nocciolo: So it Goes va addentato senza remore anche se, trattandosi di un album d'esordio, il dubbio che si tratti di un frutto acerbo è lecito. Lecito ma infondato. Basterà controllare il marchio di denominazione di origine protetta (New York, la Grande Mela, grembo dell'hip hop e dei Ratking) e toccare con mano la buccia scura, invitante e rugginosa, per capire che il prodotto della crew di Harlem è una vera bontà. Difficile sputare la sua polpa croccante, carnosa e ricca di aromi (smooth jazz, avant, soul, echi giamaicani a iosa). Anzi, finirete per conservarne pure il torsolo, perché la parte preziosa resta sempre il seme. La differenza è che Wiki, Hak e Sporting Life non lo gettano alle proprie spalle per paura di perdersi lungo il percorso. Se lo portano in tasca, sguardo sicuro, fisso in avanti. E così sia.

Oy - No Problem Saloon

Non è un caso che Oy, nome d'arte di Joy Frempong, abbia una certa assonanza al tipico òh di meraviglia, perché è questo il sentimento che prevale in tutti i cinquanta minuti di No Problem Saloon. Un tempo in cui ci si trova catapultati, come un un Alice all'inseguimento del Bianconiglio, in un mondo multicolor, lepido e versatile, interamente retto sull'equilibrio fra la musica africana e quella della contemporaneità occidentale. La cantante svizzero-ghanese intreccia corde vocali (spoken-word, soul, utilizzo di filtri e testi ad ampio raggio) e stili (le registrazioni live fatte in giro per il Continente Nero sono state sottoposte a vari ''trattamenti'' d'elettronica homemade) creando un melting pot che non fa una grinza. Ci si diverte, è indubbio, ma se ne esce fiacchi e non solo per la carica energetica che accompagna le tracce. Òh, vale la pena recuperarlo.

Cities Aviv - Come To Life

Come To Life, parto ultimo di Cities Aviv, è un lp apologetico e allo stesso tempo critico nei confronti di un mondo della rete di cui a sua volta il rapper di Memphis è uno dei ultrogeniti più coccolati.
Lo si evince dalla lyrics, mai tenere o enfatiche, e da quel venire alla vita quasi liberatorio del titolo (lui che ha intestato il proprio spazio web con un ''life is real'' in bella mostra), così come dalla musica, allineata al gusto recente (il cloud rap di (VIEW 180) : PITCURE ME GONE e WORLDS OV PRESSURE, il d'n'b di STILL), con uno spirito ribelle (Gavin Mays, questo il suo nome di battesimo, non rinuncia ad cantato in scream, un retaggio del suo passato nei Copwatch, hardcore band statunitense) e qualche concessione all'oldschool. Fuori dai canoni, disomogeneo e acerbo ma ricco di spunti e di possibilità di crescita. Pari pari all'amato-odiato world wide web.

Ufmo - Unfamiliar

Straniero è tutto ciò che reputi diverso, lontano, se non addirittura nemico.
Alcuni come Ufmo si sentono tali a tal punto da nascondere la propria terra d'origine (sulla pagina soundcloud il beatmaker russo si professa zimbabwano) e piazzare un bel Unfamiliar (ovvero, per i meno anglofoni, estraneo) in bella mostra sulla copertiva del proprio lavoro discografico. Un metodo di camuffamento che però non porta ai risultati sperati perchè i beats sfornati da Roman Kosovtsev suonano confidenziali (la titletrack usa un sample di Trouble So Hard di Vera Hall già caro a Moby, per dirne una) e non causali o d'ornamento. Ci riconosci il jazz degli anni ruggenti, con il sax costantemente in mostra. Ci riconosci gli albori dell'hip hop per la semplicità delle ''linee'' tracciate e delle cadenze. Ci riconosci l'autenticità di un talento. E poco importa se tutto questo nasca a Mosca, Harare o senza un nome.

Rittz - The Life And Time Of Jonny Valiant

Se Rittz, nato Jonathan McCollum trentatre anni or sono, ficcasse sotto l'inseparabile toque tutte le rime e i beats contenuti in The Life And Time Of Jonny Valiant, dovrebbe dire senz'altro addio ai suoi amati ricci fulvi e vaporosi. Con un siffatto flow, affilatissimo e senza punte arrotondate, non ci sarebbe speranze per nessuno, che si tratti di capelli, fantasmi personali (la droga in Amen), scena rap odierna (Fuck Swag). Originario della Pennsylvania, contratto con la Strange Music di Tech N9ne (con Big K.R.I.T, Mike Posner, Yelawolf, Suga Free e Krizz Kaliko fra gli ospiti di questo esordio) Rittz è uno che bada al sodo: concetti chiari, metriche serrate, beats (troppo?) lineari ma efficaci. Come pronostica lo stesso rapper in Like I Am, "a future hall of famer".

Nicholas - The Beat Down

Che si faccia chiamare col diminutivo o col suo nome di battesimo, Nicholas Marcell Speed vanta una carriera da producer longeva e di tutto rispetto.
In questo senso The Beat Down rappresenta il classico punto della situazione, una pausa in cui riordinare di idee (e l'album, pur conservando una coerenza di fondo, è composto da 20 archetipi di canzoni, trattandosi di frammenti che superano i due minuti di durata in un solo caso) e mettere sul tappeto esperienze e propositi.
L'impressione è che la scelta fatta dal trentatreenne di Detroit cada su un sound in vacillamento fra old e new school (differenza percepibile, ad es., fra Swagger 2 The Max e The Agent, non a caso poste ad inizio del lato B), fra ''soul'' e macchina.Hip-hop tradizionale ma puro come acqua di sorgente.

PARTYNEXTDOOR - PARTYNEXTDOOR

Vi siete per caso accorti di aver esaurito la vostra scorta casalinga di r'n'b e i negozi sono già chiusi? Nessun problema.
Basta afferrare la prima custodia cd vuota a disposizione, bussare alla porta del vicino PARTYNEXTDOOR, diciannovenne canadese e primo protetto della OVO di Drake, e farvi prestare il suo omonimo mixtape di debutto.
Ne abuserete senza avere l'assillo di mettere in pericolo le vostre coronarie o di restarne subito a secco e non solo per il fatto che si tratti di un prodotto saccarifero e in free download. Dieci zollette uptempo che appagano il palato trattenendo tutti i principi nutritivi dell'hip-hop privo di raffinazione, intenso, in parte scuro (Wild Bitches) e in parte cristallizzato da beat a solubilità immediata (Wus Good / Curios).

QBLA - Where The Girls Are Green And The Grass Is Pretty

Con un album title che parafrasa un verso di "Paradise City" dei Guns N' Roses ci si aspetterebbe un concentrato di hard rock ed invece, svelato l'arcano del moniker scelto del californiano Will Rosario (QBLA sta per Queensbridge and Los Angeles, territori che fecero da palcoscenico ad una fetta consistente della golden age del rap), tutto prende una piega diversa. Difatti Where The Girls Are Green And The Grass Is Pretty poggia le sue fondamenta sui beat claudicanti, i motivi ipnotici e i tempi rallentati-stoppati tipici del chopped & screwed. Dentro ce n'è di ogni: tv commercials campionati, psych rock (il riff di chitarra di Merman è firmato Jimi Hendrix), urban jazz, idm, ragga (The Man With The Asteroid Belt) e via discorrendo. Basta lasciarsi trascinare come un ferry-boat dalla corrente del fiume Hudson.
Wizard Module by QBLA

Lilacs & Champagne - Danish & Blue

Danish & Blue, opera numero due degli americani Lilacs & Champagne, è il simbolo della nuova frontiera dello sweding: "maroccare" le colonne sonore di alcuni porno scandinavi e dei b-movies di fine anni sessanta, ricreando un'atmosfera cinematografica raffinata e straniante a base di ritmi hip-hop, torbido funky, psichedelia e liaisons lounge (in special modo con il suono della chitarra quando si spoglia del suo abito prog come in Refractory Period). Il taglia e cuci artigianale di samples, visioni e sentimenti permette a Emil Amos (attuale batterista degli Om) e ad Alex Hall, entrambi membri dei Grails, di confezionare un romanzo proibito, da leggere sotto le coperte fino a notte fonda, a lume di torcia. Una mano girerà le pagine, l'altra accarezzerà la nuda pelle. Occhi chiusi e orecchie in estasi.


Per un assaggio, in attesa che la Mexican Summer inserisca qualche traccia sul proprio soundcloud: Sour/Sweet, Le Grand e Refractory Period.

Bambino - Overseas

Il Bambino in questione (ormai giovincello e dottore in discipline musicali) si chiama Adam Purdy, è neozelandese e come base d'appoggio ha scelto il Giappone prima e l'Inghilterra poi. Riservato, fisico asciutto ma scatola cranica che va ben oltre le reali dimensione per quantità di idee e strumenti utilizzati, il Kiwi si è messo alle spalle i trascorsi poco fortunati come chitarrista hardcore punk e si è reinvento producer dalle evidenti potenzialità. Overseas, suo quarto lavoro (il primo per la Cult Classic Rec Rec. ma sempre in free download), ne è la conseguenza naturale: di chiara matrice hip-hop, i beat che compongono le 11 tracce del disco (15 nella Didn't Make The Cut Edition, che rileva il suo amore per gli acapella) abbracciano jazz, downtempo, Bristol e l'Oriente in un viaggio immaginario verso una nuova Neverland. Cucite bene la vostra ombra ai piedi che si parte.
PMA All Day by Bambino

Shad - Melancholy And The Infinite Shadness

Sarà questione di freschezza mentale, sarà quel senso di malinconia verso un passato scevro di responsabilità, ma ogni infanzia riserva uno spazio ad hoc per i temi musicali che l'hanno accompagnata. Spesso ci si ritrova a canticchiarli sotto la doccia o a ridere di quanto i gusti personali mutino vertiginosamente col tempo. Il rapper canadese Shad, invece, ha deciso di andare oltre, rinverdendo i ricordi con un ep in free download, Melancholy And The Infinite Shadness, che campiona alcuni brani di inizio '90. Niente Smashing Pumpkins, come il titolo del disco poteva far pensare, ma si passa con naturalezza da Prince e ai The Breeders, da Milli Vanilli a Lenny Kravitz. Il tutto condito da ritmiche old school, solide lyrics e un flow davvero niente male. Peccato duri tanto quanto il ricordo in sé: troppo poco.
A Milli Vanilli by Shad

Kelan Philip Cohran & The Hypnotic Brass Ensemble - S/T

Dice il proverbio <<tale padre, tale figlio>> e se a metterti al mondo è Kelan Philip Cohran, trombettista della Sun Ra Arkestra, il risultato finale non può che essere impareggiabile oltre che scontato. Infatti l'Hypnotic Brass Ensemble, formata da otto dei ventitre rampolli del jazzista statunitense, non solo è una grande famiglia ma anche una formidabile banda di ottoni (con l'aggiunta di una batteria), come dimostra questo album omonimo uscito per la Honest Jon's. Un legame che non si limita ad intrecciare i vasi sanguigni ma anche e soprattutto gli strumenti e i confini spaziali, onorando le tradizioni proprie che quelle altrui (ad es. i mariachi in Cuernavaca, l'Africa in Stateville o l'Oriente evocato da Zingali). Fra jazz e funk (che uniti danno vita all'afrobeat), viaggio e stasi contemplativa. Pura gioia per le orecchie.
Stateville by Kelan Philip Cohran & The Hypnotic Brass Ensemble

Dean Blunt And Inga Copeland - Black Is Beautiful

All'apparenza la scritta ''Ebony'' in copertina sembrerebbe fuorviante per un disco lo-fi come quello di Dean Blunt e Inga Copeland, che altro non è che il duo Hype Williams. Eppure dissotterrando le radici di questo lavoro prodotto da casa Hyperdub i concetti di densità e cupezza tipici dell'ebano affiorano con una certa preponderanza.
Il terreno sul quale si annidano le quindici tracce senza titolo (eccezion fatta per la jazzata Venice Dreamway), infatti, è quello dei bassifondi metropolitani, fatto di tombini fumanti, strano viociare, tensione latente. E calcare certi marciapiedi a notte fonda ti dona lo stesso senso di distacco, di alterazione mentale, di smarrimento che pervade il sound di Black Is Beautiful: beat decompressi a metà strada fra dub, rap e psych, synth deviati, astrazioni.
10 by Dean Blunt And Inga Copeland

Loui The Zu - LBSB: The Fruits Of My Labour

Dallo Zimbabwe, dov'è nato, fino alla Nuova Zelanda, dove risiede, e da lì via per il resto del mondo, attraverso la fitte maglie della rete (una pagina soundcloud, due mixtape in free download e tre tumblr): questo è l'atipico viaggio del diciassette Mzwethu Ngubane, in arte Loui The Zu.
Un lungo peregrinare che ha fatto proseliti ad ogni tappa.
Cosa naturale se si considerano le doti da guru del nostro e la somiglianza di LBSB: The Fruits Of My Labour a un vero e proprio credo in cui tutto ruota intorno ad uno spirito unico e puro, quello del rap do it yourself, ma racchiuso in tre figure ben distinte: beat rassicuranti (la chillwave di I Want You To Know, il piano di Broken Mercedes), metriche difettose ed elettronica che naufraga nel misticismo. Ascoltatelo e andate in pace.
Stranger by Loui The ZU

The New Law - The Fifty Year Storm

Alla stregua di Giudice Dredd, i The New Law tornano a professare il proprio verbo lungo le strade di Seattle nella triplice veste di segugi del ritmo, arbitri dell'instrumental hip-hop futuro e giustizieri dei piedi saldi a terra.
Un verbo fatto di inseguimenti sui pattern della drum machine, di scontri a fuoco fra un sax che disegna traiettorie melodiche taglienti e sinistri loop che si fanno scudo dietro ad una solida broken beat (su tutte Bandits & Smugglers) e di introspezioni in flagranza di reato (l'ambient-step di Voyage, Descent Into Fire, Nest Of Hornets). The Fifty Year Storm lo urla in maniera vigorosa ed intimidatoria ma col fascino consueto della divisa, pronto a sgominare ogni crimine musicale. C'è un solo modo per scampare alla nuova legge di Adam Straney e Justin Neff: non ignorarli.
Sarebbe un delitto capitale.

I've Seen Some Mean Faces by The New Law

Mo Kolours - Ep 1: Drum Talking

Disco e carte astronomiche alla mano, si potrebbe affermare senza ombra di dubbio che il mondo di Mo Kolours, cantante e percussionista di origine mauritana, ruoti tutto intorno al tamburo (che sia fatto di pelle tesa e legno o di piccoli tasti da pigiare) e il tamburo a sua volta faccia perno su sonorità black, dal soul all'hip-hop, completando il moto avvolgente per effetto di gravitazioni dub e attriti electro.
Ep 1: Drum Talking ha movimenti impercettibili e profondi almeno quanto i bassi della titletrack, inclini ad accogliere l'avvicendarsi suadente di luce ed ombra: umori come stagioni, ritmi adatti sia al giorno che alla notte.
Si finisce col restare volontariamente in apnea prima di liberare i polmoni di quel piacere sottile che li riempiva. Giusto del fumo avviluppato a pochi centimetri dalla bocca che un attimo dopo, avida, se lo riprende.

Biddies by Mo Kolours