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Segue - Pacifica

Divisa fra l'Oceano Pacifico e il Burrard Inlet, Vancouver non è, in termini meteorologici, una città tipicamente canadese. Piacevoli venticelli estivi e inverni temperati che Jordan Sauer, in arte Segue, ha testato sulla pelle e con i quali ha battezzato la sua nuova creatura, Pacifica: un nome che è tutto un programma e che fa quasi pari con quello dell'etichetta che l'ha partorita (la canadese Silent Season). Trattasi, appunto, di un microclima techno dalle temperature registrate in loco (field recordings, ambient), mutevoli, segnate da un flusso lento ma continuo di mercurio dub, tale da generare uno stato ipnotico e di rilassamento nell'ascoltatore, trasportandolo oltre i confini della British Columbia. Nove tracce in cui tutto è fluido, denso, opaco e tossico. Proprio come un metallo di transizione qual è l'argento vivo.
Snow Dub by Segue

Ela Orleans - Tumult In Clouds

Tumult In Clouds è un nube di nebbia che si srotola per advezione.
Umida, salina, dilatata e con pochi spiragli. Il sole vi penetra a fatica senza riuscire a riscaldare l'aria, senza raggiungere il terreno che resta diaccio. Tutto resta sospeso fra la notte e il giorno (dal d'n'b sghembo e in bassa fedeltà di Clangers In The Night ai respiri kraut di Risk Trip To The Underworld, passando per il 60's pop di In The Night, lo schizzo chiptune di Diving In The Wreck e la spettrale Rolling Waters, gli esempi si sprecano), in quell'ora (tanto dura questo doppio LP) che i fotografi chiamano blu.
Sembra di essere su una spiaggia della Pomerania (anche se Ela Orleans è cresciuta ad Auschwitz, nel sud della Polonia, prima di trasferirsi negli States), con il Baltico che ti bagna i piedi e poi svanisce all'orizzonte.
Longing by Ela Orleans

Cumino - Tomorrow In The Battle Think Of Me

Amaro di nome e delicato di fatto, Cumino, duo capeggiato dal chitarrista Luca Vicenzi (ex Zita Ensemble e Orchestra Panica), è un progetto piccolo e leggermente scuro proprio come il seme della pianta da cui prende il nome. O caldo e asciutto come la terra nel quale probabilmente è stato sotterrato prima di maturare. Paragoni evidenziati da Tomorrow In The Battle Think Of Me, dieci tracce strumentali in free download che simboleggiano la nascita di questo sodalizio: l'elettronica dal fusto esile di Hellzapop (il brianzolo Davide Cappelletti), fra ambient e sperimentazioni varie, le fioriture a sei corde e lo schiudersi timido di un sax (Tropics che vede la partecipazione di Riccardo Canta). Profumi di posti lontani da infilare nel taschino mentre si è alla finestra ad osservare gli aerei che solcano le nuvole.
Take Me Where I Don't Know The Way by Cumino

Dan Melchior - The Backward Path

Spesso amore e malattia condividono la medesima condizione di equilibrio precario, minacciate da una forza magnetica che non appaga ma per lo più divora. Una forza controbilanciabile solo con la tenacia e l'àgape. In questo senso The Backward Path rappresenta il baricentro su cui il cantautore londinese Dan Melchior concentra il peso della malattia che ha colpito la moglie Letha e quello di un amore incondizionato verso quella stessa donna. Un disco che si nutre della perfetta corrispondenza dei suoi elementi antitetici: speranza e scoramento, pace e agitazione, che trovano il centro di gravità in una chitarra acustica che sputa ballads blues e strumentali ambient/noise. Il ricavato della prima tiratura andrà in un fondo attivato per l'acquisto dei farmaci antitumorali per Letha, ergo ''donategli'' un ascolto.
All The Clocks by Dan Melchior

Trouble Books - Concatenating Fields

Finezza è il primo sostantivo che viene in mente mettendo in cuffia Concatenating Fields dei Trouble Books, duo residente in Ohio e discograficamente attivo da un triennio circa (da menzionare un LP a 6 mani con il chitarrista degli Emeralds Mark McGuire). I discorsi sonori dei coniugi Freund, infatti, rifiutano la sovrapposizione, intrecciandosi come fibre di lana calde e piacevoli al tatto. Un lavoro in cui l'ambient fa la parte del filato e la voce di Linda con la chitarra timida di Keith (ad es., nella psichedelica Cocooning) quella dei ferri da maglia e dei nodi di chiusura, con i synth (Lurk Underneath, venata di minimal pop) pronti a segnare le linea guida dello schema prescelto. E, a furia di sferruzzare, le tracce create sono così delicate che si indosserebbero anche con l'odiosa trama a rombi. E non è poco.
Monument for D. Flavin by Trouble Books

Jon Porras - Black Mesa

Jon Porras, con Evan Caminiti anima e corpo dei californiani Barn Owl, come un Tuareg nel deserto: le badlands della Death Valley al posto del Sahara, una chitarra elettrica a pasturare arrangiamenti che, in relazione ad un'esistenza nomadica, sono strutturalmente leggeri e poco ingombranti, pur restando fondamentali nell'economia di Black Mesa. Un disco che un'insieme di appunti che narrano il luogo della dimora e dell'Io, della sua precarietà e desolazione, imbevendo la penna nel nero del cielo stellato e tinteggiando i silenzi con i pigmenti dell'ambient. Chiudendo gli occhi senti i riverberi, i movimenti della sabbia e del vento che percuote pelli di tamburo a distanza, smuove un messaggio che si perde nell'aria (quasi impercettibili gli inserti vocali di Alexa Hotz). Senti tutta la ''pienezza'' dell'essere vacui.
Into Midnight by Jon Porras

Voices From The Lake - Voices From The Lake

Donato Dozzy e Neel come successori di Tommaso Campanella e Telesio.
Un paragone ardito se non fosse per il fatto che il respiro del progetto (con tanto di album omonimo che succede a Silent Drops, ep d'esordio sempre targato Prologue) è tale da permettere ai due producer italiani di scollinare in scioltezza le alture della musica e di involarsi verso valle sotto la spinta delle idee. Infatti Voices From The Lake è concettualmente panpsichista per come trascende il mondo della techno ed esibisce l'energia vitale della natura (l'acqua come στοιχεῖον fondante), conservando all'interno di un ambient-e piuttosto tetro e/o minimal (la chiusura dub di Hgs) un concetto lindo di armonia (Circe), di rottura spaziale (Mika) e di ipnotismo tribale (Meikyu).
Proprio come le onde cerebrali e delle sesse lacustri.
In Giova by Voices From The Lake

Welder - Florescence

"Per ogni se c'è sempre un ma", cantavano Merlino e Semola nel capolavoro Disney La Spada Nella Roccia, sottolineando, se mai ce ne fosse bisogno, la bilateralità insita nella coscienza umana.
Non sfugge a questa doppia natura Brendan Angelides, meglio conosciuto come Eskmo o, come in questo caso, Welder, il suo naturale alter ego.
Se il primo è sfacciato e fa libero abuso di bassi fitti, voci robotiche e ritmi divisi fra dubstep e glitch-hop, il secondo ha un temperamento placido e Florescence ne è la prova schiacciante: indizi ambient, residui organici e tracce sinfoniche in ogni dove (su tutte Run, L...Carousel...C e Be My Light, con il piano in bella mostra). Insomma, senza falsare l'essenza elettronica del produttore di San Francisco, più strumenti classici e meno claustrofobia.
Perché "più o men, vuoto o pien, questo il mondo fa girar".

Run by Welder