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The Acid - Liminal

L'unione fa la forza. Avranno pensato a questo vecchio adagio Ry X, Adam Freeland e Steve Nalepa, stimati producer (e non solo) anglosassoni, nel momento in cui hanno pensato di fondare i The Acid.
Un concetto, quello della fusione, che si estende fino a Liminal, opera prima del trio e portagioie in cui sono stati riposti alcune fra le trovate elettroniche meglio riuscite dell'ultimo lustro: un falsetto che si adagia fra luccichii r'n'b e sinistri manufatti post-dubstep, incalzando il movimento delle chitarre, a loro volta indecise se infilare le proprie corde dentro perle drone e imitazioni folk (Basic Instinct) o attorcigliarle intorno a tremanti polsi pop e pugni ''berlinesi''. Un lavoro di assoluto valore, paragonabile ad un prezioso ornamento da indossare in una serata speciale. Elegante nella materia, fragile nei materiali.

E.M.M.A. - Blue Gardens

All'interno del palazzo dell'UK Garage ci sono parchi che vale ancora la pena di visitare. Uno di questi è stato progettato per la Keysound Rec. da E.M.M.A., producer in gonnella di stanza a Londra, e conduce, attraverso una via segnata da ciottoli 8-bit e materiali di recupero, ai Blue Gardens: opera post-romantica (si è parlato anche di ''grime vittoriano''), fastosa e votata all'innovazione. Un stretta e appena illuminata filare di synths (Intro) fa da preambolo ad un susseguirsi di piante selvatiche (Dream Phone VIP), mangrovie ragga (Jahovia), ruscelli hypnagogici (Mood Ring), rampe (si va dall'oscuro dubstep di At Sea alle agitate chitarre di Shoot The Curl), che confluisce in un punto appartato, diverso dal resto dell'insieme e per questo misterioso (Outro, accompagnata da tuoni e fisarmonica). Forse l'inizio di un altro paradiso terreste o solo il punto più estremo del mondo.

Stwo - Beyond Ep

Alla base di Beyond Ep, sei tracce in free download realizzate da Stwo per LiveForTheFunk, non c'è un'idea sconvolgente o innovativa ma non per questo il risultato finale debba ritenersi di scarso appeal. Anzi il peso della struttura creata da questo ventenne producer parigino è sostenuto da pilastri solidi e addolciti nella forma, tali da rendere l'architettura risultante vicina alla trabeazione d'ordine classico. Un sistema trilitico (rhythm 'n' blues, soul e chillwave) di cui ne ammiri i fregi scolpiti dalle voci tutte femminili e plasmate (quasi irriconoscibile Jennifer Hudson nell'open track, Christina Aguilera, Brandy, J. Lo), le cornici lineari e appena appena sporgenti dei beat, la cimasa da cui gocciolano litri di eros e buone sensazioni.
Semplice ma estremamente efficace.

Ela Orleans - Tumult In Clouds

Tumult In Clouds è un nube di nebbia che si srotola per advezione.
Umida, salina, dilatata e con pochi spiragli. Il sole vi penetra a fatica senza riuscire a riscaldare l'aria, senza raggiungere il terreno che resta diaccio. Tutto resta sospeso fra la notte e il giorno (dal d'n'b sghembo e in bassa fedeltà di Clangers In The Night ai respiri kraut di Risk Trip To The Underworld, passando per il 60's pop di In The Night, lo schizzo chiptune di Diving In The Wreck e la spettrale Rolling Waters, gli esempi si sprecano), in quell'ora (tanto dura questo doppio LP) che i fotografi chiamano blu.
Sembra di essere su una spiaggia della Pomerania (anche se Ela Orleans è cresciuta ad Auschwitz, nel sud della Polonia, prima di trasferirsi negli States), con il Baltico che ti bagna i piedi e poi svanisce all'orizzonte.
Longing by Ela Orleans

Praezisa Rapid 3000 - 314159265

Tesi, ipotesi e dimostrazione per assurdo. Dato il sillogismo "se tutti i tedeschi sono rigorosi e la matematica richiede formalismo" allora si potrebbe convenire che tutti i tedeschi siano matematici. Un modus tollens che non fa presa sui Preazisa Rapid 3000, nonostante il gruppo di Lipsia mostri fin dal titolo del loro primo lp, 314159265, una sorta di infatuazione per l'ordine matematico ed il numero in genere. Infatti, per quanto la loro formula non sia del tutto originale (elettronica cut-up che mescola generi, strumenti analogici e non, ma senza indugiare troppo sull'effetto casualità), i tre sassoni si fanno apprezzare per uno stile, gradevole e misurato, e soluzioni, soprattutto nel modo in cui gli inserti vocali (d'estrazione glo-fi come dimostra, ad es., Thin Air Bottled To Garbage Cans) fanno capolino nella textures. Del resto non era il fisico Gibbs a dire che la matematica è un linguaggio?
314159265 by Praezisa Rapid 3000

Loui The Zu - LBSB: The Fruits Of My Labour

Dallo Zimbabwe, dov'è nato, fino alla Nuova Zelanda, dove risiede, e da lì via per il resto del mondo, attraverso la fitte maglie della rete (una pagina soundcloud, due mixtape in free download e tre tumblr): questo è l'atipico viaggio del diciassette Mzwethu Ngubane, in arte Loui The Zu.
Un lungo peregrinare che ha fatto proseliti ad ogni tappa.
Cosa naturale se si considerano le doti da guru del nostro e la somiglianza di LBSB: The Fruits Of My Labour a un vero e proprio credo in cui tutto ruota intorno ad uno spirito unico e puro, quello del rap do it yourself, ma racchiuso in tre figure ben distinte: beat rassicuranti (la chillwave di I Want You To Know, il piano di Broken Mercedes), metriche difettose ed elettronica che naufraga nel misticismo. Ascoltatelo e andate in pace.
Stranger by Loui The ZU

Jesse Ruins - Dream Analysis 7''


Sulla carta d'identità di (o dei?) Jesse Ruins c'è un'unica fotografia in cui testa e piedi restano fuori dall'obiettivo. Il simbolo monarchico giapponese sulla prima facciata e pochi dati consunti all'interno. Nome e cognome, anno di nascita, il 2011, e Tokyo come città di residenza. La voce corrispondente al sesso è illeggibile. Forse maschio, forse femmina, forse tutte e due, androgini come i tratti somatici della sua/loro musica: un interessante mix di shoegaze e chillwave in cui la voce, anch'essa indecifrabile, viene seppellita sotto un cumulo di synth e palate di umido terriccio 80s. Una sensazione simile a quella di rispolverare un vecchio VHS e scoprire che l'immagine è sgranata, l'audio compresso e nonostante ciò il pollice continua a tenersi a debita distanza dal tasto “stop”.

Active Child - Hanging On

Si dice che le apparenze ingannino, che d'acchito non si possano cogliere le sfumature, i dettagli, gli angoli nascosti di una personalità.
Ma se è vero che l'occhio focalizzi quasi sempre la propria attenzione sugli aspetti primari, non si può dire lo stesso dell'orecchio e, anche dando per scontato l'assunto che la prima impressione è quella che conta, la musica di Active Child resta la stessa col passare del tempo: chillwave avvolta da uno stuolo di voci cristalline, loops eterei e suoni d'arpa.
A fornirne la riprova ci ha pensato Hanging On, secondo singolo in free download che anticipa il primo lp (You Are All I See in uscita il 23 Agosto su Vagrant Rec.) di questo progetto dietro il quale il californiano Pat Grossi muovi i fili e schiaccia i bottoni. Ideale per chi in spiaggia rivolge lo sguardo alle increspature dell'orizzonte e sente la maliconia zampillargli dal cuore.

Hanging On by Active Child

Playing House
, il primo singolo, che si avvale dell'apporto vocale di Tom Krell aka How To Dress Well.

Playing House (Ft. How To Dress Well) by Active Child