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Dustin Wong - Mediation of Ecstatic Energy

Dustin Wong, pur non avendo origini siciliane e non cantando fiero come il caro vecchio Cotugno (i rari vocalizzi di Mediation of Estatic Energy, elemento finale di una trilogia inaugurata nel 2010, affogano presto sotto un'ondata di riverberi), ha nella chitarra una fidata e inseparabile compagna. Che fosse un virtuoso dello strumento lo si era capito già ai tempi dei Ponytail ma è solo da solista, e soprattutto con quest'ultimo lavoro, che il trentenne hawaiano ha potuto scrivere senza essere prigioniero di strutture rigide e lineari, addizionando ritmi, riff e loops a colpi di pedale. La sua è una penna intinta nella kosmische musik, dall'inchiostro denso, il cui tratto però resta comunque lieve, a fil di foglio, pronto a lasciare lo spazio per un'ulteriore sottolineatura, un'improvvisa deviazione di linea (in genere verso il pop e il prog-rock). Non sarà italiano ma lasciatelo suonare perché ne vale la pena.

Follakzoid - II

Sempre grandi sorprese in casa Sacred Bones. Dopo gli esordi discografici della newyorkese Pharmakon e dei danesi Vår, il 2013 dell'etichetta statunitense sarà ricordato per la produzione di II, primo lavoro sulla lunga distanza insieme ai Föllakzoid dopo l'omonimo ep di due anni or sono. Juan Pablo (basso e voce), Domingo (chitarra), Alfredo (synth) e Diego (batteria) sono originari da Santiago del Cile ma suonano come una krautrock band tedesca degli anni '70: ritmi motorik, voci riverberate ed effetto delay che assottiglia la lastra di ghiaccio formata dai droni quel tanto che basta per osservare i cerchi concentrici creati dal basso e l'ondeggiare del synth.
Rese note le coordinate, non resta altro che programmare navigatore e cd player e farsi questo bel ''viaggio'' evocativo.

Melt Yourself Down - Melt Yourself Down

Sassofoni caricati a fiato e polvere da sparo, tamburi esposti al sole africano e folate di groove che giungono da ogni dove, facendo impazzire l'ago della bussola. Questo, in sunto, l'album omonimo dei Melt Yourself Down, super combo con base a Londra che consta membri di Polar Bear, Acoustic Ladyland, Transglobal Underground, Zun Zun Egui, Heliocentrics e Owiny Sigoma Band, tutti raccolti sotto l'ala protettiva di Leafcutter John.
Otto shots di energetico jazz, funk da alta percentuale alcolica, krautrock a cubetti e afrobeat shakerata da un bartender in vena di acrobazie e di esperimenti. Soprattutto l'apripista Fix My Life e Release! vanno giù ch'è un piacere ma anche nei momenti più ''digestivi'' (Free Walk) orecchie e papille gustative sono tutte in fermento. Impugnare il bicchiere per credere.
Fix My Life by Melt Yourself Down

Fire! Orchestra - Exit

Ai Fire! il gusto per le collaborazioni non è mai mancato ma per l'uscita di Exit! non c'è stata cernita: un invito esteso a ben 24 elementi della scena jazzistica scandinava. Una vera orchestra, per l'appunto.
Tanto quanto occorreva per stendere due lunghe partiture/jam session e "speziare" il sound del trio svedese (Mats Gustafsson al sax, Andreas Werliin alla batteria e Johan Berthling al basso), essenzialmente free, con le coloriture black delle voci, tutte femminili (da brividi l'intro dell'etiope Sofia Jernberg in Exit! Part Two), fra vagiti kosmische, sforate noisy, riflessioni elettroacustiche, sviluppi post-rock, in un complesso scenario da settima arte.
Così avant da far sembrare superato il concetto di barriera, al punto che, una volta entrati nel disco, non sarà facile uscirne.
Exit! Part One by Fire! Orchestra

*la traccia audio è un estratto 

Ela Orleans - Tumult In Clouds

Tumult In Clouds è un nube di nebbia che si srotola per advezione.
Umida, salina, dilatata e con pochi spiragli. Il sole vi penetra a fatica senza riuscire a riscaldare l'aria, senza raggiungere il terreno che resta diaccio. Tutto resta sospeso fra la notte e il giorno (dal d'n'b sghembo e in bassa fedeltà di Clangers In The Night ai respiri kraut di Risk Trip To The Underworld, passando per il 60's pop di In The Night, lo schizzo chiptune di Diving In The Wreck e la spettrale Rolling Waters, gli esempi si sprecano), in quell'ora (tanto dura questo doppio LP) che i fotografi chiamano blu.
Sembra di essere su una spiaggia della Pomerania (anche se Ela Orleans è cresciuta ad Auschwitz, nel sud della Polonia, prima di trasferirsi negli States), con il Baltico che ti bagna i piedi e poi svanisce all'orizzonte.
Longing by Ela Orleans

Starring - ABCDEFG-HIJKLMNOP-QRSTUV-WXYZ

Una premessa doverosa: ABCDEFG-HIJKLMNOP-QRSTUV-WXYZ,  opera seconda degli Starring, non ha la stessa eloquenza racchiusa nel suo titolo. Più che un abbecedario sembra di portare sottobraccio un faldone contenente una serie di carte di orientamento errate, coi simboli sbiaditi e i caratteri sovrapposti. Questo perché nel mondo del quintetto di Brooklyn ci si arriva soltanto imboccando la via del bosco. Anzi, il il loro luogo preferito è il bosco stesso: un proliferare di funghi allucinogeni (la nervosa e psichedelica Best), olezzi (brani che puzzano indistintamente di prog, kraut, post-punk, drone e noise), una trama di strettissimi arbusti spezzata dal bagliore della voce di Clara Hunter. Si ha così tanta voglia di scappare e di restare (i cambi di ritmo sono quasi una prerogativa) che si finisce col perdersi. Con gioia.
The Best by Starring

Tucano - Homeless Mandingo

Homeless Mandingo è uno di quei titoli che di primo acchito ti fa sorridere ma che in seconda battuta lascia il campo aperto ai quesiti sul perché di tale accostamento verbale. Fughiamo subito i dubbi: l'espressione si sposa in maniera eccellente all'esordio (benché David Starr, lo squilibrato fanese dietro questo progetto, sia un frequentatore della scena darkwave italiana) di Tucano. Innanzitutto per un suono che erra fra wave 80's e avanguardia, addentrandosi in una giugla cosmica inospitale o riposandosi sotto una leggera coperta fatta di droni. Chiude il cerchio, quasi a segnare in maniera animalesca il territorio, un approccio selvaggio (le urla che aprono Rita Ama Tarzan o la chiusura spirituale di Padre Pio Non E' Tucano) al taglia e cuci.
Date un fagotto alle vostre orecchie e lasciatele vagabondare.
Mio Zio Si Fa Gli Acidi Dentro L'Armadio by Tucano

Pegasvs - Pegasvs

I Pegasvs, ovvero i catalani Sergio Péréz Garcia e Luciana Della Villa, galoppano lungo i territori della kosmische musik così come l'omonima figura mitologica solcava le porte dell'Olimpo: lo stesso istinto selvaggio celato dietro ad un portamento fiero.
Due caratteristiche agli antipodi che coesistono pacificamente, anzi l'una sussiste solo in presenza dell'altra, concatenate proprio come sono le tracce di questo esordio dal gusto decisamente retrò.
Synth rampanti, zoccoli che si muovono al passo del classico Motorik beat, qualche nitrito punk e due forti ali che soffiano melodie pop sixties a tutto spiano, sollevando da terra un fisico che è nerboruto ma che acquista tutto il suo fascino nel saper rendere spontanea una leggerezza che ha tutto sommato del divino.

La Melodía Del Afilador by Pegasvs

Boxeur The Coeur - November Uniform

'[...] Ho più cicatrici nell'anima che sulle sopracciglia. Le ossa rotte non sono nulla in confronto ad un cuore spezzato è [...]', scrive il poeta Paul Polansky in "L'imbattuto" e Pabliz Yocka aka Paolo Iocca (Franklin Delano, Blake/e/e/e, ...A Toys Orchestra) con il nuovo progetto, per l'appunto Boxeur The Couer, lo prende in parola. Perché November Uniform è un disco che infila i guantoni e colpisce il pop al fianco destro, lo disorienta con montanti kraut (il drone di Forewords), dritti sintetici (Essay On Holography) e lo mette all'angolo a furia di finte freak-folk, senza però mandarlo al tappeto o schivare le tracce.
Qui contano le movenze, spesso riviste al rallentatore (le atmosfere ambient in cui è calata Low Tide Lost At Sea) o in loop, le gambe che danzano, i pugni agitati nell'aria. Conta che la ferita sanguini bene e in tutta la sua bellezza. Our Glowing Days by Boxeur The Coeur

Za! - Megaflow

Gli Za! sono una gigantesca Pangea al contrario, con i generi che si scontrano fra loro come placche tettoniche, disegnando una stramba e affascinante geografia sonora.
Megaflow è il nome di questo nuovo continente dai confini frastagliati e piuttosto suscettibili, solcati dal duo catalano (Papa Dupau e Spazzfrica Ehd) con una zattera di fortuna ottenuta da elementi d'avanguardia e scarti stilistici (math, free-jazz e kraut su tutti).
Niente bussole o programmi di viaggio. Solo ventate di noise a gonfiare la vela e amore per l'avventura a solleticare i cuori.
Sembra di essersi persi nell'Africa nera, ostaggi di una tribù autoctona: tutti euforici intorno alla pentolaccia ribollente sul falò, pronti a sacrificare questo disco prelibato al dio supremo della musica.

Nanavividedeñaña by Za!