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Sd Laika - That's Harakiri

Benché non ci siano onori da salvaguardare e colpe da espiare, That's Harakiri si conferma un rituale ben codificato e altamente simbolico. In osservanza alla tradizione orientale, il samurai Sd Laika ha deciso di incidersi di netto il ventre, rovesciando all'esterno il contenuto della sua anima: grime viscerale, occlusioni melodiche, rimasugli glitch, ferite industrial e frattaglie di bass music. Materiale sporco, smembrato, scagliato a terra con violenza, a stoppare irrimediabilmente gli ultimi palpiti dei loop rimasti attivi dopo lo scorrere della lama. Manca il colpo di grazia del kaishakunin a sfrondare qualche passaggio forzato ma forse è un bene che la testa del producer di Milwaukee sia rimasta salda al collo, pronta a riflettere sul periodo turbolento che ha complicato il parto di questo lp (le tracce hanno avuto un periodo di giacenza di circa 3 anni) e a pensare al secondogenito. Non con troppa ''calma'', chiaro...

ANASTENARIA - Music Of The Fire Walkers

Gli Anastenaria sono dei riti psicoteraupetici di origine tracica in cui le donne, indossando un fazzoletto rosso o sorreggendo un'icona, danzano sui carboni ardenti per risolvere i conflitti personali, in particolare le tensioni fra nuora e suocera. Music Of The Firewalkers è la ristampa di una registrazione fatta sul campo durante uno di questi cerimoniali: un omaggio alla tradizione religiosa ortodossa dei Balcani, attraverso l'alternanza di strofe cantate ad altre scandite da pochi strumenti (lira, gaida e daouli) e ritmicamente ossessive, accentuative e agogiche. Rispetto alla versione edita da Echo Music e Editions Zero nel 2008, il disco è accompagnato dai remix di Vatican Shadow e Pete Swanson, distanti dal resto dell'opera ma perfetti per aumentare il delirio orgiastico e lo spirito occultista dei devoti di Costantino ed Elena, i santi invocati durante la camminata nel fuoco.


Urali - Urali

Una collisione fra un cantato flebile e controllato e una chitarra terrigena tale da cancellare, attraverso l'omissione dell'elemento ritmico, la linea che separa la forma-canzone e la drone music dal bruitismo del noise e dello shoegaze. Si estrinseca così l'orogenesi di Urali, disco e moniker frutto della mente del riminese Ivan Tonelli, già Shelly Johnson Broke My Heart nonché membro fondatore del colletivo Stop Records. Un esordio autoprodotto tanto proteso verso la limpidezza del cielo (The Flux e The Town costituscono, in questo senso, lo zenit acustico dell'opera) quanto calato in una litosfera ricca di saturazioni, abrasioni e faglie elettroniche (The Lover (Mistress), pregevole cover del pezzo dei Red House Painters). Fate il biglietto, mettetevi comodi e lasciatevi trasportare come una mano lungo i fianchi della persona amata.

Katie Gately - Katie Gately

Una voce di serica stoffa che si fa largo fra le pareti strette e ruvide di una grotta. Questo, in breve, l'omonimo lp di Katie Gately, giovane cresciuta a Brooklyn con la passione per il cinema (laurea in Film Production all'USC) e per le manipolazioni sonore. Un debutto che fondamentalmente si basa sull'equilibrio fra le luci del cantato e il grigio di un tappeto sonoro sul quale si drizzano concrezioni industrial, discrepanze elettroniche (contrasto nel contrasto, le digressioni ambient sporcate da rumori naturali, simili allo strascicamento di una pietra, che sottolineano il carattere fattuale di questo metaforico addentrarsi nelle cavità del pop) e corrodimenti vari.
Non un vero e proprio traghettamento nell'oltretomba ma un sensato (e sensibile) galleggiamento fra suono fenomenico e suono in divenire.