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Hookworms - Pearl Mystic

Nonostante si celino dietro un velo di mistero (dei componenti della band si conoscono solo le iniziali) e feedback, gli Hookworms mettono in piazza il loro amore per il rock psichedelico attraverso le melodie incalzanti, sporche (il fuoco noise che infiamma Preservation) e i rapimenti (Walk We Talk About, gli interludi dronici di I, II e III) del disco d'esordio dopo una manciata di singoli ed ep. E lo fanno con genuinità, lasciando all'istinto il compito di erigere le barricate lungo gli argini, anche a costo di dare ai sentimenti e ai suoni un flusso senza variazioni e filtri particolari. Pare quasi che il quintetto di Leeds se ne stia seduto sulla sponda e che aspetti implacabile il passaggio della prossima vittima. Perché saranno pure torbide le acque di Pearl Mystic ma sanno come invogliare al tuffo l'ascoltatore.
In Our Time by Hookworms

Cut Hands - Afro Noise I

Oscuro e primordiale come un uomo di Cro-Magnon nascosto a lungo nei meandri di una caverna, in un anfratto celato alla vista da fitte fronde, detriti e incantesimi di magia nera, come nera è l'Africa da cui sembra provenire.
William Bennett, anima e corpo del progetto Cut Hands, è proprio così: vista aguzza, calotta cranica disarmonica e lavorio di dita, tutti al servizio di un sound che scandaglia il repertorio tribale della zona subsahariana e lo innesta in un tessuto post-industrial tanto caro al padrino della power electronics.
Uno strano rito voodoo che inebria, con i tamburi (djembe e dundun) versati in un calderone pieno di synths galleggianti, droni e ambigui intrugli sonori depositati sul fondo tondeggiante.
Basta una mescolata decisa e una rapida sorsata dal ramaiolo per essere coinvolti interamente nel viaggio.

Stabbers Conspiracy by Cut Hands