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Warias - Wools Ep

Da qualsiasi prospettiva la si guardi (e la si ascolti), l'opera numero uno di Matteo Salviato, già bassista dei The Soft Moon, e Giulio Marzaro ha nella doppia vi la sua costante. Non per nulla il duo ha deciso di chiamarsi Warias e di intitolare questa piccola autoproduzione Wools. Ma non finisce qui.
Le quattro canzoni che lo compongono non solo sono state incise a Venezia, che di v ne ha una sola ma è a ovest (indicato sulla rosa dei venti con una W) dello Stivale, ma hanno linee del pentagramma che si estendono un po' a sud del mondo, e in questo caso w sta per world music, e un altro po' a nord in direzione Inghilterra, culla della new wave. Ricapitolando, chitarre ruvide, percussioni incalzanti e gelida elettronica (Dune) che danzano su polverosi tappeti intrecciati nella Western Asia (Bali). Altro ancora? Ah, W i Warias.

Clap! Clap! - Tambacounda Ep

Dopo Romare, Fantastic Mr. Fox e Blue Daisy, dalla florida giungla della Black Acre, ecco spuntare un altro indigeno, Clap! Clap!, dietro il cui viso dipinto di footwork e afro-bass si nasconde Cristiano Crisci, già conosciuto col moniker di Digi G'Alessio. Tambacounda, il secondo ep per l'etichetta inglese, è il prodromo del futuro album del musicista fiorentino (per i curiosi, ''l'antipasto'' è già stato servito), fortemente incentrato sul recupero della tradizione musicale tribale e sulla fusione della stessa con la bass music.
Tamburi battuti nella semi oscurità del sottobosco pluviale, flauti che ciondolano come liane, riti vocali resistenti al tempo e alle piogge, synth che volano di fiore in fiore e una marcia di bassi pesanti come le zampe di un elefante. Più sinteticamente, estetica afrofuturista allo stato puro.

Rancho Shampoo - El Vuelo Del Golondrino

Nell'interesse della trasmissione di un determinato patrimonio culturale, El Vuelo Del Golondrino raccoglie miti, tradizioni e rituali delle popolazioni amerinde a cavallo fra la California, l'Arizona e il Messico e li codifica in un nuovo e stravagante linguaggio fatto di psych, desert rock e tribalismi vari. Spirito guida, il nahual di questo passaggio di consegne è Rancho Shampoo, nato Guillermo Estrada, organizzatore del rituale presieduto da La Indian Golden Orchestra (al suo interno membri dei Vampire Slayer, Maniquí Lazer e Fax) e fondato su una circolarità di fondo, sacrale e sonora, che racchiude il culto di Madre Natura (il disco si apre col verso di un'aquila, animale profetico per gli Aztechi) e atmosfere sciamaniche (percussioni e influenze dub non si fanno mancare). Tutto, cosa da non sottovalutare, scaricabile in versione "name your price".
Ancestro Rayovac by Rancho Shampoo

Coultrain - Jungle Mumbo Jumbo


Jungle Mumbo Jumbo
è un disco a scatole cinesi in quanto pensato da Aaron Michel Frison, membro degli Hawthorne Headhunters e dei Platinum Pied Pipers, incentrato sulle gesta di Seymour Liberty condivise al pubblico attraverso la voce di Coultrain, entrambi alter ego di questo singer nato in Missouri. Una narrazione nascosta dentro la narrazione, un continuo ricorso all'analessi (la voce dello statunitense è una notevole macchina del tempo che fende il soul e il rhythm & blues, dalle radici fino alle sonorità più recenti, spacey), alla ricerca di un'identità perduta, propria e di una controparte femminile misteriosa, febbricitante e distruttiva (le press sheet parlano di ben sette muse ispiratrici). Un autentico termometro infilato sotto l'ascella dell'attuale scena black che ne certifica il perfetto stato di salute.
Streams & Rivers by Coultrain

Ninos Du Brasil - Muito N.D.B

I Ninos Du Brasil sono nati in Italia, tutti e tre (Nico Vascellari, Riccardo Mazza e Nicolò Fortuni, ognuno dei quali ha fatto la sua parte nella scena hardcore/punk nazionale negli anni '90) sotto il segno bislacco del tamburo, simbolo del legame fra cielo e terra e strumento sciamanico per antonomasia. E la fisicità dei membranofoni (dal pezzo di legno al più classico degli strumenti a percussione della cultura afroamericana), la dissociazione psichica e la ritualità rappresentano proprio il trigono del fuoco di Muito N.D.B., opera prima via La Tempesta International. Un lp contraddistinto dal creativo sovrapporsi di batucada ed elettronica, da un trasformismo carnascialesco a metà strada fra l'atto impuro (Hysà) e il rispetto delle leggi del corpo devoto alla danza liberatoria (Tamborins Na Selva).
Tuppelo by Ninos Du Brasil

King Tears Bat Trip - King Tears Bat Trip

In un'altra vita Luke Bergman, musicista di Seattle e motore dei sette King Tears Bat Trip, deve essere stato un mastro pasticcere. Come si potrebbero altrimenti spiegare Stolen Police Car e Elevenogram, le due lunghe tracce (18' cad.) che formano questo fulminante esordio? Un disco che assomiglia tanto ad una millefoglie, in cui una densa ganache free-jazz s'alterna ad uno strato ritmico (quattro batterie e percussioni) a base tribal, amalgamato con un movimento circolare, perpetuo, quasi ossessivo.
Ma l'equilibrio di sapori viene raggiunto con un frosting di chitarre noise e chango (un synth ideato da Brandon Lucia, uno dei componenti del gruppo), granella di ottoni ed il sax di Bergman che affonda la sua lama nella torta senza sbriciolarla. Una vera delizia.

Elevenogram by King Tears Bat Trip

Subwave - Subwave

A sentir parlare di drum'n'bass il primo scenario a solleticare la memoria è quello dei subborghi inglesi di inizio anni novanta e non certo i tabulari della Federazione Russa a ventunesimo secolo avviato.
Eppure dietro la maschera tribale dell'omonimo Subwave si cela il producer moscovita Gleb Soloviev e la Metalheadz, una delle label di punta del genere che vide Goldie, non a caso fondatore della citata etichetta, fra i suoi pionieri.
Undici tracce che respirano l'umidità londinese ma la filtrano attraverso un setaccio personale formato da una struttura deep house che fascia i beat e da un fondo in cui l'afro (da Wheel Of Time fino ad Aeeeh) s'intreccia ad una elettro cinematica (4th Illusion sembra presa pari pari da uno sci-fi movie anni '80), con tanto di giri di basso sintetici a tenere stretto il tutto.
Anche nelle giungle più intricate si organizzano rave.

Wheel Of Time by Subwave

Cut Hands - Afro Noise I

Oscuro e primordiale come un uomo di Cro-Magnon nascosto a lungo nei meandri di una caverna, in un anfratto celato alla vista da fitte fronde, detriti e incantesimi di magia nera, come nera è l'Africa da cui sembra provenire.
William Bennett, anima e corpo del progetto Cut Hands, è proprio così: vista aguzza, calotta cranica disarmonica e lavorio di dita, tutti al servizio di un sound che scandaglia il repertorio tribale della zona subsahariana e lo innesta in un tessuto post-industrial tanto caro al padrino della power electronics.
Uno strano rito voodoo che inebria, con i tamburi (djembe e dundun) versati in un calderone pieno di synths galleggianti, droni e ambigui intrugli sonori depositati sul fondo tondeggiante.
Basta una mescolata decisa e una rapida sorsata dal ramaiolo per essere coinvolti interamente nel viaggio.

Stabbers Conspiracy by Cut Hands