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The Acid - Liminal

L'unione fa la forza. Avranno pensato a questo vecchio adagio Ry X, Adam Freeland e Steve Nalepa, stimati producer (e non solo) anglosassoni, nel momento in cui hanno pensato di fondare i The Acid.
Un concetto, quello della fusione, che si estende fino a Liminal, opera prima del trio e portagioie in cui sono stati riposti alcune fra le trovate elettroniche meglio riuscite dell'ultimo lustro: un falsetto che si adagia fra luccichii r'n'b e sinistri manufatti post-dubstep, incalzando il movimento delle chitarre, a loro volta indecise se infilare le proprie corde dentro perle drone e imitazioni folk (Basic Instinct) o attorcigliarle intorno a tremanti polsi pop e pugni ''berlinesi''. Un lavoro di assoluto valore, paragonabile ad un prezioso ornamento da indossare in una serata speciale. Elegante nella materia, fragile nei materiali.

Naps - Hydrate

Se si potesse improntare uno studio biochimico di Hydrate sarebbe quasi scontato affermare che, al pari dell'uomo, la componente fondamentale di questo lp è l'acqua. Un 65% di droni che fluiscono lentamente, disciogliendo la maggior parte del soluto, individuabile in un composto a base di strumentali hip-hop ed elettronica a bassa fedeltà, fino a dare vita ad una soluzione sonora capace di pensare fuori dagli schemi e ''asciugarsi'' in continuazione.
Per dare sostanza a questa idea, basta pensare a Naps, producer australiano e scoperta  della This Thing, che usa la sua musica a mo' di spugna: la imbeve in una pozza di idee e sampler (e la parte iniziale di Coaster / Mind 2 Mind raffigura bene l'azione) e poi idratare un genere spesso e volentieri asciutto.
Generoso, rilassante, al limite dell'ipnotico.

People Of The North - Sub Contra

Sub Contra è il terzo rebbio dell'arma sonora dei People Of The North, side-project di Kid Millions e Bobby Matador ovvero batteria e voce dei newyorkesi Oneida: il più affilato, quello che rimesta enosigeo le acque dal basso e le fa schiumare avidamente prima di scagliarle con la furia di un Nettuno contro un gruppo di onde (Drama Class) o per cullarle, ancora biancastre, verso il punto il cui mare bacia l'orizzonte (Coal Baron).
Un'arma costruita combinando ferro e carbonio tetravalente e per questo capace di accettare tutti e quattro elettroni basilari (noise, drone music, psichedelia, experimental) e rendere il lavoro un unico blocco di ghisa scura da piazzare al centro del petto come una stufa che sbuffa vapore e produce cenere.
Drama Class by People of the North

Hookworms - Pearl Mystic

Nonostante si celino dietro un velo di mistero (dei componenti della band si conoscono solo le iniziali) e feedback, gli Hookworms mettono in piazza il loro amore per il rock psichedelico attraverso le melodie incalzanti, sporche (il fuoco noise che infiamma Preservation) e i rapimenti (Walk We Talk About, gli interludi dronici di I, II e III) del disco d'esordio dopo una manciata di singoli ed ep. E lo fanno con genuinità, lasciando all'istinto il compito di erigere le barricate lungo gli argini, anche a costo di dare ai sentimenti e ai suoni un flusso senza variazioni e filtri particolari. Pare quasi che il quintetto di Leeds se ne stia seduto sulla sponda e che aspetti implacabile il passaggio della prossima vittima. Perché saranno pure torbide le acque di Pearl Mystic ma sanno come invogliare al tuffo l'ascoltatore.
In Our Time by Hookworms

Starring - ABCDEFG-HIJKLMNOP-QRSTUV-WXYZ

Una premessa doverosa: ABCDEFG-HIJKLMNOP-QRSTUV-WXYZ,  opera seconda degli Starring, non ha la stessa eloquenza racchiusa nel suo titolo. Più che un abbecedario sembra di portare sottobraccio un faldone contenente una serie di carte di orientamento errate, coi simboli sbiaditi e i caratteri sovrapposti. Questo perché nel mondo del quintetto di Brooklyn ci si arriva soltanto imboccando la via del bosco. Anzi, il il loro luogo preferito è il bosco stesso: un proliferare di funghi allucinogeni (la nervosa e psichedelica Best), olezzi (brani che puzzano indistintamente di prog, kraut, post-punk, drone e noise), una trama di strettissimi arbusti spezzata dal bagliore della voce di Clara Hunter. Si ha così tanta voglia di scappare e di restare (i cambi di ritmo sono quasi una prerogativa) che si finisce col perdersi. Con gioia.
The Best by Starring

Jon Porras - Black Mesa

Jon Porras, con Evan Caminiti anima e corpo dei californiani Barn Owl, come un Tuareg nel deserto: le badlands della Death Valley al posto del Sahara, una chitarra elettrica a pasturare arrangiamenti che, in relazione ad un'esistenza nomadica, sono strutturalmente leggeri e poco ingombranti, pur restando fondamentali nell'economia di Black Mesa. Un disco che un'insieme di appunti che narrano il luogo della dimora e dell'Io, della sua precarietà e desolazione, imbevendo la penna nel nero del cielo stellato e tinteggiando i silenzi con i pigmenti dell'ambient. Chiudendo gli occhi senti i riverberi, i movimenti della sabbia e del vento che percuote pelli di tamburo a distanza, smuove un messaggio che si perde nell'aria (quasi impercettibili gli inserti vocali di Alexa Hotz). Senti tutta la ''pienezza'' dell'essere vacui.
Into Midnight by Jon Porras

Sun Araw & M.Geddes Gengras Meet The Congos - Icon Give Thank

La Giamaica vista dallo spazio.
Non solo uno sputo di terra in mezzo al mar dei Caraibi ma un'isola i cui confini sembrano fluttuare modificando la forma affusolata della stessa, la quale ricorda da vicino il lobo temporale, non a caso la zona del cervello in cui è presente l'area uditiva. E dopotutto Icon Give Thank è un disco cerebrale al quadrato: per il numero di menti che vi convergono (i californiani Sun Araw e M. Geddes Gengras che incontrano i The Congos, gruppo vocal reggae nato a pochi km da Kingston) e per il modo in cui il magnetismo della musica, una sorta di dub allucinato e dronico, viene amplificato. E tutto questo è visibile anche sotto la fitta coltre di riverberi, falsetti e delays e stando comodamente al di là dell'atmosfera planetaria.
Happy Song by Sun Araw, M. Geddes Gengras & The Congos

Tucano - Homeless Mandingo

Homeless Mandingo è uno di quei titoli che di primo acchito ti fa sorridere ma che in seconda battuta lascia il campo aperto ai quesiti sul perché di tale accostamento verbale. Fughiamo subito i dubbi: l'espressione si sposa in maniera eccellente all'esordio (benché David Starr, lo squilibrato fanese dietro questo progetto, sia un frequentatore della scena darkwave italiana) di Tucano. Innanzitutto per un suono che erra fra wave 80's e avanguardia, addentrandosi in una giugla cosmica inospitale o riposandosi sotto una leggera coperta fatta di droni. Chiude il cerchio, quasi a segnare in maniera animalesca il territorio, un approccio selvaggio (le urla che aprono Rita Ama Tarzan o la chiusura spirituale di Padre Pio Non E' Tucano) al taglia e cuci.
Date un fagotto alle vostre orecchie e lasciatele vagabondare.
Mio Zio Si Fa Gli Acidi Dentro L'Armadio by Tucano

Mirroring - Foreign Body

Simile ad una pellicola fotografica, Foreign Body fa della sensibilità una delle sue caratteristiche principali.
Tempi di esposizioni dilatati, luci tiepide, informazioni che si memorizzano sull'immagine che è latente così come accade per i negativi, quando l'intensità dei colori si inverte.
E alla base del progetto Mirroring c'è proprio lo scambio, l'avvilupparsi di due menti femminee (Liz Harris aka Grouper e Jesy Fortino, meglio conosciuta come Tiny Vipers), strato sopra strato, drone sopra drone, in mezzo ai quali idee musicali diverse si emulsiano, quasi calamitate.
Trame dark impenetrabili, chitarre spettrali, voci fotosensibili, fruscii folk ed altri che vengono chissà da quale angolo nascosto della notte.
Qualcosa, insomma, che viene molto bene anche senza mettersi in posa.

Silent From Above by Mirroring

Cut Hands - Afro Noise I

Oscuro e primordiale come un uomo di Cro-Magnon nascosto a lungo nei meandri di una caverna, in un anfratto celato alla vista da fitte fronde, detriti e incantesimi di magia nera, come nera è l'Africa da cui sembra provenire.
William Bennett, anima e corpo del progetto Cut Hands, è proprio così: vista aguzza, calotta cranica disarmonica e lavorio di dita, tutti al servizio di un sound che scandaglia il repertorio tribale della zona subsahariana e lo innesta in un tessuto post-industrial tanto caro al padrino della power electronics.
Uno strano rito voodoo che inebria, con i tamburi (djembe e dundun) versati in un calderone pieno di synths galleggianti, droni e ambigui intrugli sonori depositati sul fondo tondeggiante.
Basta una mescolata decisa e una rapida sorsata dal ramaiolo per essere coinvolti interamente nel viaggio.

Stabbers Conspiracy by Cut Hands

Balam Acab - Wander / Wonder

Diceva Kierkegaard -: la realizzazione dell'attesa è una freccia che oltrepassa il bersaglio.
La conferma di tale assunto viene da Balam Acab che, in un colpo solo (il primo, se si considera che Wander/Wonder sia l'esordio sulla lunga distanza di Alec Koone dopo See Birds, sorprendente ep dello scorso anno), imbecca la traiettoria vincente e supera i confini spazio-musicali di un genere, la witch house (o ghost-drone che dir si voglia), che iniziavano a stargli stretti.
Il ventenne della Pennsylvania apre uno squarcio di luce tra le fitte maglie delle tenebre, sublimando di fatto un coacervo di atmosfere deep e situazioni criptiche con voci di argento acuminato, improvvisi bagliori (Welcome), intimità r'n'b ridotte in frantumi e ibridi slow electro.
Da ascoltare in cuffia, in religioso silenzio, quasi fosse una liturgia.

Oh, Why by Balam Acab

Eternal Tapestry & Sun Araw - Night Gallery

Alcuni incontri non sono frutto del caso.
Si va per attrazione, secondo recondite traiettorie o semplicemente d'impulso.
Non ci sono passaggi graduali, al massimo qualche annusata circostanziale.
E' tutto celato dietro all'istinto e a un che d'alchemico.
E cosa c'è di più vicino ad una pozione magica e oscura della fusione fra lo space-rock degli Eternal Tapestry e la drone hypnagogica degli Sun Araw?
Un rituale psichedelico in quattro fasi che vede la Thrill Jockey nelle vesti del druido e gli studi della KVRX, la radio dell'università texana, tramutarsi nel fatidico bosco.
Quarantacinque minuti di pura improvvisazione sotto l'effetto di acidi e con le immagini di Night Gallery (il serial tv da cui l'album prende il nome) ad alleviare, se non ad amplificare, i postumi del trip.

Night Gallery III by Eternal Tapestry & Sun Araw