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Marram - Sun Choir

Cosa c'entra una campagna di beneficenza per i bambini paria del sud dell'India e un trio art-pop con base a Edimburgo? C'entra se il gruppo in questione si chiama Marram e Sun Choir è uno dei due dischi promossi per un progetto umanitario, Everything Is New, voluto dal collettivo artistico scozzese Trasgessive North. Un'opera studiata (per registrare le undici tracce che la compongono ci sono voluti ben 6 anni e 3 continenti) ma genuina, brillante, al di là del fine ultimo. Buono, infatti, è l'idea d'insieme: unire le melodie del combo scoto, ariose e leggermente malinconiche, ad un'invidiabile numero di strumenti e cori (tutti conteggiabili, canzone per canzone, sul sito di riferimento) e di ospiti d'eccezione fra i quali Owen Pallet, Jarvis Cocker e doseone. Se la causa è nobile, la musica non è da meno.


Vale la pena dare un ascolto anche a BOATS, la seconda uscita discografica del progetto: una compilation doppia con brani originali di Dean Deacon, YACHT, Fourt Tet, El Guincho, Julian Lynch, Rustie, Son Lux e molto altri ancora.

Nadine Shah - Love Your Dum And Mad

Ardenti ghazal e glacialità scandinava nelle vene, Nadine Shah vive a Londra ma non lo fa in pieno giorno o nel caos di Trafalgar Square.
A sentirla cantare, così sinistra e così teatrale, te la immagini dietro un lume di candela, avvolta nel fumo di una sigaretta, qualche metro dietro rispetto al boccascena. Non esaspera mai toni, non pone mai l'insieme in posizione subordinata al singolo elemento, che paia ossessiva (Aching Bones, vagamente industrial, The Devil) o ariosa (Winter Reigns, il valzer di Dreary Town), così divisa fra nude melodie di piano e chitarra acustica e suoni più aspri. Perché, svincolatosi abilmente dagli stereotipi, Love Your Dum And Mad attinge dal repertorio dark con la stessa delicatezza ed innocenza di chi coglie una rosa senza romperne il calice ma appoggiando i polpastrelli sulle spine.

Daughn Gibson - All Hell


Prima o poi tocca a tutti fare i conti con lo specchio, con quanto gli altri riescano a cogliere di noi: una risposta tangibile ma parziale, una bellezza illusoria. Invece, l'immagine riflessa da All Hell riesce a travalicare la fisionomia di Daugh Gibson, trentunenne americano che per anni si è nascosto dietro il volante di autoarticolato e la grancassa di una stoner band, descrivendo fedelmente, e senza l'assillo di piacere (o il rischio di piacersi troppo), corpo ed anima per poi restituirli all'occhio trasfigurati.
Il suo è un country-soul filiforme ed accigliato, dalla mascella bene in vista (la scheletrica Bad Guy) e con due bei pettorali sui quali affiora un nugolo di peli spazzolati col post-dubstep, il baroque pop e samples vari. Detto così non stimolerà chissà quali pulsioni carnali ma il suo è un fascino che stende.
Tiffany Lou by Daughn Gibson