Il buongiorno, si dice, si vede dal mattino. E David Beltran, in arte Starfoxxx, ha voluto farcire di buoni propositi ogni spazio del suo album d'esordio, a partire finanche dal titolo, simpatico e decisamente indovinato. Ovviamente Baby I'm Off Drugs And I'm Ready To Marry You è molto più di una promessa, essendo Beltran un producer conosciuto anche oltre i dintorni di Chicago e ancor prima di utilizzare il suddetto moniker, probabilmente il vestito che calza meglio allo statunitense. La forza sta nel rinnovarsi (non sono lontani in cui suonava moombahton) e perfezionarsi fino all'ottenere una cifra stilistica di tutto rispetto che, tradotta in genere, alterna house, chillout e footwork, somministrate sottoforma di pillole-hit ad effetto immediato. Suoni presi in prestito da videogiochi vintage, synth debordanti, drum machine stese al sole, tanti corpi in movimento. In fondo non è questo che conta sul dancefloor?
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Il trucco sta nel palesarsi progressivamente. Niente entrate trionfali, scelte superbe, gesti sconsiderati. E Illum Sphere, alias, e il caso dirlo, maschera del producer inglese Ryan Hunn, in questo ha tutto per essere un'illusionista abile ma non geloso dei propri artifici. Ciò di cui è capace lo mostra, con un accurato uso del bilancino, nel suo primo lp Ghosts Of Then And Now: numeri di escapologia con i quali liberarsi di generi e tensioni (si passa con naturalezza dal nu-jazz alla footwork, dalla tech-house ad un sound post-Dilla, dai 90 ai 170 bpm), brillante tecnica manipolatoria del background (in maniera particolare il soul, la disco, l'r'n'b e il rock psichedelico), ipnotismo ritmico, uso accorto del fumo di scena e degli/delle ''assistenti di palco'' (Shadowbox, Shigeto, Mai Nastor). Uno spettacolo così ricco che si fa prima ad ascoltarlo.
Dopo Romare, Fantastic Mr. Fox e Blue Daisy, dalla florida giungla della Black Acre, ecco spuntare un altro indigeno, Clap! Clap!, dietro il cui viso dipinto di footwork e afro-bass si nasconde Cristiano Crisci, già conosciuto col moniker di Digi G'Alessio. Tambacounda, il secondo ep per l'etichetta inglese, è il prodromo del futuro album del musicista fiorentino (per i curiosi, ''l'antipasto'' è già stato servito), fortemente incentrato sul recupero della tradizione musicale tribale e sulla fusione della stessa con la bass music.
Tamburi battuti nella semi oscurità del sottobosco pluviale, flauti che ciondolano come liane, riti vocali resistenti al tempo e alle piogge, synth che volano di fiore in fiore e una marcia di bassi pesanti come le zampe di un elefante. Più sinteticamente, estetica afrofuturista allo stato puro.
Tamburi battuti nella semi oscurità del sottobosco pluviale, flauti che ciondolano come liane, riti vocali resistenti al tempo e alle piogge, synth che volano di fiore in fiore e una marcia di bassi pesanti come le zampe di un elefante. Più sinteticamente, estetica afrofuturista allo stato puro.


